Vicenza Storia Festival. Una recensione

di Redazione · Aprile 15, 2025

di Luca Zanon

 

Lo scorso weekend è andato in scena il Vicenza Storia festival, una tre giorni di conferenze con una serie di storici di caratura nazionale ed internazionale. L’evento, un’edizione in salsa berica del Roma Storia Festival che ormai da un paio d’anni viene svolto nella capitale con discreto successo di pubblico ha come tema “Oriente ed Occidente” ed è organizzato dall’editore Laterza, gruppo Athesis, che porta come presentatore il Mentana vicentino, Luca Ancetti, con il supporto del Comune di Vicenza e la sponsorizzazione (speriamo sostanziosa, visti gli utili degli ultimi anni) di Enel.
Dopo essere riusciti, grazie all’intervento della provvidenziale dèa Fortuna, ad accaparrarci un abbonamento valido per tutte le conferenze (8 in totale, svoltesi venerdi sera, sabato sera e domenica nella mattina e nel pomeriggio), siamo andati a vederle nell’incredibile cornice del Teatro Olimpico. E questo ne è il resoconto.

Alessandro Barbero – AI CONFINI DELL’EUROPA, DA ADRIANOPOLI A POITIERS
Barbero è come la Nutella, sta bene su tutto. Ed è parso evidente che il grosso della trazione che ha avuto questa inedita kermesse vicentina sia dovuta alla presenza del famoso storico. Che, come al solito, non delude: la scelta di fondere due sue conferenze non inedite, quella su Poitiers e quella su Adrianopoli, funziona, anche se delude i fan del professore più accaniti. Il tema Occidente ed Oriente viene abbastanza rispettato, con un commento a fine esposizione, corroborato da fonti, sull’aspetto cangiante dei concetti di Oriente ed Occidente.
Apprezzato, infine, il titanico sforzo di Barbero che, fino alle ore 21 e oltre, si presta con gentilezza e passione al firmacopie.
Sala piena fino all’orlo, fatti salvo i posti riservati alle stesse cariche pubbliche precedentemente passate per il palco, che si svuotano molto velocemente. La cosa si nota, e vista la notevole difficoltà ad ottenere un posto per la premiere, si sente qualche mormorio tra il pubblico berico, di indole portato a notare certe cose. Il sindaco, tuttavia, resiste fino alla fine, praticamente solo in platea d’onore. VOTO: 9+ – SUBLIME

Alessandro Vanoli – L’INVENZIONE DELL’OCCIDENTE

Alessandro Vanoli ci accompagna in un viaggio affascinante e coinvolgente alla scoperta di cosa significhi davvero “Occidente”. Il suo racconto parte da un’idea semplice e poetica: l’Occidente è, all’inizio, solo il luogo dove tramonta il sole. Ma col tempo si popola di miti, rotte, guerre, esplorazioni. Dall’ignoto dell’oceano Atlantico fino a Colombo, dal trattato di Tordesillas agli umanisti, dall’Impero britannico agli Stati Uniti: il concetto di Occidente prende forma, muta, e, alla fine, nello sguardo dell’uomo diventato esploratore dello spazio, quasi si dissolve in un pianeta in cui, visto da lontano, i punti cardinali perdono di significato.
Vanoli, nonostante la voce affaticata dall’influenza, lo racconta con passione e con un’eleganza da narratore esperto, arricchita da una presenza scenica teatrale che incanta. E proprio qui arriva la battuta che Ancetti, si lascia sfuggire al termine un commento riduttivo – “Si vede che è anche attore di teatro da come muove le mani” – come se la forza del suo racconto fosse solo un fatto di gestualità. Peccato: Vanoli non è solo un bravo attore, è soprattutto uno storico capace di far vibrare i secoli. Voto: 9 – SCENICO

Laura Pepe – I CONFINI DEL MONDO SECONDO I GRECI
Il sabato comincia con una conferenza della grecista Pepe. Dopo un preambolo su Odisseo di cui non si è molto capito il nesso con il resto dell’evento, ma non per questo poco interessante, si arriva ad una disamina del concetto di “noi” e “loro” in àmbito greco. Esposizione chiara ma non particolarmente brillante, che però porta a casa il risultato e lascia qualcosa. Di nuovo un siparietto dimenticabile con Ancetti che, interpretando la figura dell’uomo qualunque, liquida i grecismi della relatrice con un ricordo dei suoi risultati scolastici non proprio rosei. Iniziano a vedersi le prime defezioni dal pubblico che, dopo un sold out delle prime due sere, inizia a disertare i relatori meno famosi. VOTO: 7 – COMPETENTE

Vito Mancuso – I QUATTRO MAESTRI TRA ORIENTE ED OCCIDENTE
Quella di Mancuso è stata sicuramente la conferenza più riuscita. Il tema è quello spirituale, cosa prevedibile, visto il background dell’autore, che però si concentra soprattutto a mostrare la trasversalità di cosa significa “vivere” attraverso Socrate, Buddha, Confucio e Gesù. Ne esce un dipinto vivissimo dell’esperienza umana, a tratti toccante, mai banale, dove l’autore mostra di sapersi giostrare anche in culture e concetti di spiritualità molto distanti dalla terra Veneta. Mancuso, conosciuto per deficitare, in mezzo ai suoi indubbi molteplici doni, di quello della sintesi, non si lascia scappare qualche frecciatina sul tempo messo a disposizione dagli organizzatori. La platea, di nuovo piena, con una standing ovation pari a quella della sera precedente per Barbero, sembra essere d’accordo.
Dopo gli scroscianti applausi ci ritroviamo con l’ennesima scenetta di Ancetti che, questa volta, cerca di riportare Mancuso sul palco dopo che il relatore se ne era già andato. Non riuscendoci, esce da solo di fronte alla platea per arringare brevemente sulla conferenza con un paio di pensieri decisamente superflui e dimenticabili. Chiude quindi l’evento e la giornata con un commento decisamente triste sul trench di Mancuso “sembra quello del tenente Colombo!”. Speriamo che Mancuso, che nel frattempo era già dietro alle quinte, non l’abbia sentito. VOTO:10 – TRASCENDENTALE

Francesca Cenerini – CLEOPATRA. L’ORIENTE E ROMA
L’ultima giornata si apre con la professoressa Cenerini, che porta una disamina della figura di Cleopatra (e più in generale delle figure femminili di potere in periodo Romano). Competente e concreta, la docente va a braccio, dipingendo una figura ambivalente: da una parte la Cleopatra pragmatica, donna di potere che agisce in modo razionale e competente. Dall’altra una Cleopatra vittima della sua lussuria e dei suoi sentimenti. Quale delle due è quella vera? E’ evidente che la Cenerini parteggi per la prima, ma il rigore storiografico le fa sospendere il giudizio. Platee al loro minimo: che sia l’orario, in coincidenza con la messa domenicale, o il tema, molti disertano l’evento. Ancetti non pervenuto, sostituito da una presentazione ed una chiusura decisamente più sobrie ed appropriate della sostituta. VOTO: 8.5 – RIGOROSO

Simona Colarizi – YALTA 1945
La domenica prosegue con una conferenza sulla conferenza di Yalta e lo spostamento del baricentro mondiale dall’Atlantico (Europa e USA) al Pacifico (USA e URSS). La relatrice, però, non brilla, sia per gli strascichi di un raffreddore che evidentemente rendono l’esposizione più difficile, sia per qualche difficoltà nella scaletta dell’esposizione. Il tema di Yalta, inoltre, risulta un po’ annacquato, con dei continui salti temporali che per la relatrice sembravano fondamentali ma che aggiungevano poco all’esposizione nel suo insieme.
La chiusura, con un commento sulle resistenze europee, tema a lei caro, risulta un po’ sbrigativa e posticcia, quasi a voler mettere il marchio sulla forma di grana. La presentazione, sobria e veloce, risulta appropriata al contesto. VOTO: 6 MENO MENO – RESISTENTE

Maria Giuseppina Muzzarelli – IL SOGNO DELL’ORIENTE NELLA MODA DA MARCO POLO A PRADA

Un viaggio avvolgente tra storia, arte e costume quello proposto da Maria Giuseppina Muzzarelli al Teatro Olimpico, capace di trasformare i minuti concessi – sempre tristemente troppo pochi – in un affascinante racconto senza tempo.
Con uno sguardo acuto e appassionato, la storica ha guidato il pubblico lungo la rotta che va “da Marco Polo a Prada”, svelando come l’Oriente, con le sue sete, i suoi turbanti e le sue fogge ampie e morbide abbia influenzato nei secoli tanto l’estetica occidentale quanto l’idea che l’Occidente per secoli ha avuto (ha?) dell’Oriente quale luogo di mollezza e lussuria. Dai giovani giapponesi giunti a Vicenza nel 1585 e ritratti nell’Odeon dell’Olimpico, passando per l’eleganza bizantina di Teodora e i disegni di Cesare Vecellio, la moda diventa il filo conduttore di una narrazione che mostra quanto forti siano i legami tra le culture, a saperli cogliere.
Più che una conferenza, un invito a riflettere sul potere della bellezza come ponte tra mondi diversi. Voto 9 – SONTUOSO

Luciano Canfora – IL FALSO MITO DELL’OCCIDENTE
Giungiamo alla fine di questa domenica all’insegna del passato con una conferenza del professor Canfora, bestia sacra della storiografia del Belpaese.
Il professore che, nonostante la veneranda età, mostra una perfetta lucidità che menti ben più giovani non hanno mai conosciuto. L’obiettivo, semplice quanto difficile: sostenere la sua tesi che l’Occidente, inteso come viene volgarmente inteso, non esista. Lo strumento: una serie di aneddoti volti a dimostrare come questa etichetta, Occidente, sia stata utilizzata per indicare tutto ed il contrario di tutto, nel corso dei secoli. Un percorso meraviglioso in una mente straordinaria… se non fosse per una serie di fallacie logiche, generalmente aneddotiche. Il professore, infatti, porta esempi circostanziati senza però arrivare a dimostrare che questi esempi permettano di sostenere la sua tesi in modo solido. Anzi, spesso si tratta di episodi che suonano più come eccezioni ad una regola, che come indicatori di un zeitgeist. Uno tra tutti, il sostenere che la schiavitù in Occidente sia sopravvissuta fino al 1998, anno in cui il tredicesimo emendamento viene recepito nello Stato dell’Alabama. Si, è tecnicamente vero, no, questo non significa che ci fosse la schiavitù in Alabama fino al 1998. Il professore, quindi, di fatto si erge su un podio autocostruito, dispensando giudizi caustici sull’Occidente, facendo però poca attenzione alla solidità del podio stesso. Un esercizio di stile notevole, ma che tale resta, lasciando poco.
Al termine ritorna l’Ancetti, che elargisce lodi alle locali istituzioni già sentiti durante Barbero. Nel mentre, il professor Canfora, con problemi di deambulazione, cerca di uscire di scena pigolando un “il mio ruolo qui è finito”, ma viene lestamente recuperato da Ancetti che non vuole, evidentemente, trovarsi di nuovo da solo sul palco come la sera prima. il professore resterà quindi, in silenzio ed a favore di camera, a sorbirsi tutto, ritto sul suo bastone da passeggio. VOTO: 6 – SUFFICIENTE

Conclusione:
Cosa si può dire di questo esperimento andato in scena a Vicenza? Sicuramente lo possiamo promuovere. La cornice dell’Olimpico è assolutamente meravigliosa: l’immagine di Barbero all’interno del nostro teatro resterà negli annali della storia berica, e da solo valeva il costo non proprio modesto dell’abbonamento. Se c’è qualche incertezza nell’acustica, la sensazione di trovarsi a parlare di Storia in un luogo che trasuda Storia è una sensazione che può capire solo chi veramente la ama, questa storia. Il tema, Oriente ed Occidente, viene sostanzialmente rispettato, anche se a volte in modi un po’ artistici. Emerge un bias verso il periodo classico che, va detto, ha da sempre permeato la storiografia Italiana ma che alla lunga stufa. Resta la prova che c’è un interesse verso eventistica più approfondita soprattutto su un tema, quello della Storia, che negli ultimi anni sta avendo una risorgenza. Resta da vedere se questo evento possa essere riproposto nei prossimi anni, soprattutto utilizzando l’Olimpico. Più probabile un downgrade che lo porti al Teatro Comunale, più facile da monetizzare e meno impegnativo nell’organizzazione. Speriamo, tuttavia, di essere smentiti.

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