di Arrigo Abalti · Febbraio 18, 2026
Luca De Carlo lascia il Veneto dopo il braccio di ferro perso con la Lega. Lo sostituisce Raffaele Speranzon con Silvio Giovine come vice, già al tavolo delle nomine con il placet di Meloni
Le dimissioni sono un fatto formale. Le uscite di scena, in politica, sono quasi sempre un processo.
Quella di Luca De Carlo era nell’aria da mesi, come quelle giornate di afa in cui sai che arriverà il temporale ma continui a fingere che sia solo caldo. La lettera alla presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, è stata il sigillo. Non la sorpresa.
La verità è meno lirica delle formule sulla fedeltà e sul “percorso esaurito”. De Carlo paga il Veneto. Paga il fatto di non essere riuscito a imporre la leadership del partito nella partita regionale. Prima, quando la Lega ha rivendicato — e ottenuto — la presidenza con Alberto Stefani. Poi, quando la campagna elettorale ha mostrato un Carroccio vivo, capace di doppiare Fratelli d’Italia proprio nella regione simbolo del centrodestra produttivo.
E questo, per un partito che dal 2022 è primo in Italia ininterrottamente, è più di un inciampo. È una crepa. Perché il Veneto non è una periferia del consenso: è un laboratorio di potere. Se qui non detti la linea, la subisci.
Difficile credere alla scelta volontaria. In politica le responsabilità non si proclamano: si assorbono. E spesso si concentrano su un nome. De Carlo paga per tutti. Paga per una trattativa non vinta. Paga per un risultato considerato sotto le aspettative romane. Paga perché qualcuno doveva pagare.
Intanto, ai bordi del campo, c’è già chi gli subentra. Raffaele Speranzon non è un nome evocato per caso. È un nome che lavora da tempo, con il pieno sostegno della leader. L’avvicendamento formale è quasi un dettaglio nella grammatica del gesto politico. Il passaggio vero è un altro: è lui che conduce la trattativa sulle nomine, è lui che discute di sanità con Stefani, è lui che interloquisce con gli altri partiti della maggioranza che governa il Veneto. E puntualmente arriva la nomina del senatore veneziano che avrà come vice il deputato vicentino Silvio Giovine.
Il potere non si misura dalle lettere, ma dai tavoli.
Quando le trattative passano di mano, anche le cariche prima o poi seguono. La politica ha una sua aritmetica silenziosa: chi tratta decide, chi decide guida, chi guida coordina. Il resto è comunicato stampa.
Così De Carlo “se ne va”. Ma, a voler essere onesti, non c’era già da tempo. Era rimasto il titolo, non più la regia. La lettera è stata solo l’atto notarile di una transizione già compiuta nei fatti.
Nel Veneto delle nomine e degli equilibri, il coordinamento non è un distintivo. È comando. E quando il comando cambia mano, tutto il resto si adegua.



