di Arrigo Abalti · Febbraio 17, 2026
A proposito di tribunali
C’è un tratto che attraversa questa stagione politica, e non riguarda solo Vicenza: la distrazione sistematica del bisogno reale. Si pone un problema concreto – manca il 40% del personale negli uffici giudiziari – e la risposta diventa un’altra domanda: “Allora sei contro Bassano?”. Oppure: “Sei con la destra o con la sinistra?”.
È uno scarto quasi automatico. Dal merito al simbolo. Dalla sostanza all’identità.
Il bisogno è lineare: più personale, più efficienza, più risorse per evitare che la giustizia rallenti fino a fermarsi. La risposta, invece, si sposta sul terreno del conflitto. Vicenza contro Bassano. Centro contro periferia. Politica contro magistratura. E in questa torsione narrativa il problema iniziale si dissolve.
La logica è binaria: o sei con noi o sei contro di noi. Se chiedi rinforzi per Vicenza, diventi sospetto di voler indebolire Bassano. Se provi a tenere insieme le esigenze, vieni accusato di ambiguità. Se denunci il rischio di collasso, il minimo che ti può accadere è essere etichettato come disfattista.
È la trasformazione di una questione amministrativa in una battaglia morale. Si costruisce uno schema di bene contro male. Difendere la propria città diventa un atto di fedeltà, criticare l’assetto diventa un tradimento. Così la politica si autoassolve: non deve risolvere, deve schierarsi.
Ma la giustizia non è una curva da stadio.
Vicenza e Bassano non sono poli opposti di una contesa epica. Sono parti di un sistema che funziona solo se tiene insieme risorse, organizzazione e visione. Se uno dei due soffre, soffre l’intero territorio. L’indotto economico, la credibilità istituzionale, la fiducia dei cittadini non si fermano ai confini comunali.
Il paradosso è evidente: si invoca l’unità territoriale quando si tratta di grandi opere o di finanziamenti regionali, ma ci si divide quando il tema è la distribuzione delle strutture. E mentre si consuma la polemica, il nodo strutturale resta intatto.
La carenza di personale non si colma con un comunicato. Non si risolve con una presa di posizione identitaria. Serve una strategia condivisa, una pressione istituzionale coordinata, una capacità di fare squadra oltre le appartenenze.
Invece prevale la competizione interna. E così, ancora una volta, perde Vicenza. Tutta Vicenza. Bassano compresa.
Perché quando il bisogno reale viene coperto dal rumore politico, il territorio si impoverisce. E la giustizia – che dovrebbe essere il luogo della razionalità – diventa l’ennesimo campo di battaglia simbolico.
La stagione della distrazione produce consenso a breve termine. Ma lascia irrisolti i problemi veri. E i problemi veri, prima o poi, presentano il conto. É l’eredità che lascerà questa stagione politica, che nasconde l’inadeguatezza sotto la cenere dello scontro.



