di Arrigo Abalti · Marzo 29, 2026
A Milano hanno vinto gli Ordini. E adesso la partita si sposta a Venezia
Il Tar della Lombardia ha annullato la delibera della giunta Fontana sul reclutamento dei medici stranieri nei pronto soccorso. Titoli esteri, competenze non verificate, nessuna valutazione sostanziale: illegittimo.
La sentenza è di quelle che non restano confinate nel perimetro regionale. Perché il Veneto ha fatto la stessa cosa. Azienda Zero ha arruolato medici stranieri con lo stesso schema, la stessa logica emergenziale, la stessa fretta. E adesso i sette Ordini provinciali veneti hanno in mano un argomento che prima non avevano: una sentenza.
Il dettaglio politico non è secondario. Quella delibera la portò Manuela Lanzarin, assessore alla sanità nell’ultima fase della giunta Zaia. Una scelta singolare, a pensarci oggi. Perché mentre si andava a cercare medici all’estero senza certezze sui titoli, sul tavolo c’era un’alternativa che non richiedeva né deroghe né acrobazie giuridiche: aprire alla sanità privata accreditata. In una logica di sussidiarietà — quella che funziona in quasi tutto il mondo occidentale — il privato accreditato avrebbe concorso a limitare il problema, affiancando il pubblico invece di lasciarlo solo davanti ai turni scoperti. Lanzarin scelse diversamente. E oggi Alberto Stefani e Gino Gerosa possono ringraziarla.
Perché adesso tocca a loro. Il Tar del Veneto si pronuncerà, e sarebbe ingenuo attendersi una sentenza difforme da quella lombarda: stessa norma, stessa logica, stesso vizio di fondo. Il precedente è servito, e pesa.
Palazzo Balbi ha già cambiato registro: non più difesa della misura, ma disponibilità al confronto. Che in politica è il modo educato per dire che qualcosa scricchiola. Ma stavolta l’apertura del tavolo non è solo una mossa tattica — è l’unica via d’uscita praticabile. Abbandonare la linea del medico straniero senza certezze e, insieme, quella chiusura ideologica verso il privato accreditato che nel resto del mondo è partner strutturale del pubblico. Nel resto del mondo, appunto. Le eccezioni si contano sulle dita di una mano: Cuba, la Corea del Nord. Qualche altro esperimento novecentesco sepolto sotto la polvere della storia.
Gerosa ha salvato cuori fermati a metà intervento. Sa meglio di chiunque che quando il paziente è in crisi non si discute di principi — si cerca lo strumento migliore per tenerlo in vita. Stavolta il paziente è il sistema sanitario veneto. E il bisturi, per una volta, non è nelle sue mani. È in quelle di un giudice amministrativo.



