di Arrigo Abalti · Dicembre 3, 2024
La cronaca di un terremoto politico che attraversa a tutte le latitudini la città si consuma con l’esito delle indagini coordinate dal PM Gianni Pipeschi. Sedici persone, tra cui molti nomi di spicco della politica locale, sono ora indagate per aver autenticato firme false o per non essere state presenti al momento delle sottoscrizioni che hanno successivamente validato. Tra gli indagati figurano esponenti di ogni schieramento politico, a dimostrazione che il problema è profondamente trasversale e mette in discussione la tenuta del sistema democratico locale.
Gli indagati sono:
•Isabella Sala (PD), vicesindaco;
•Leonardo Nicolai (Coalizione Civica), assessore alle Politiche Giovanili;
•Raffaele Colombara, consigliere comunale civico di centrosinistra;
•Alessandro Marchetti (PD), consigliere comunale;
•Sandro Pupillo, capo di gabinetto del sindaco Possamai e consigliere comunale di centrosinistra nel precedente mandato;
•Mattia Ierardi, ex assessore comunale ed ex Fratelli d’Italia, da cui è uscito polemicamente poco più di un anno fa;
•Roberto Cattaneo (Forza Italia), ex consigliere comunale;
•Andrea Berengo, civico di centrodestra ed ex consigliere comunale;
•Gioia Baggio (FdI), ex consigliere comunale;
•Alessandra Lolli, civica di centrodestra ed ex consigliere comunale;
•Eva Pranovi, ex segretaria cittadina della Lega, uscita dal partito pochi mesi fa in polemica;
•Matteo Reginato (Lega), ex consigliere comunale;
•Davide Berton (FdI), assessore al Comune di Rossano Veneto e consigliere provinciale;
•Franca Mattiello (Lega), ex consigliere comunale;
•Elisa Bastianello (Contiamoci! – area No Vax), sindaco di Grisignano di Zocco;
•Maria Teresa Turetta (Unione Popolare – Partito del Sud).
Le accuse, come emerso dalle indagini, riguardano firme autentiche ma apposte senza la presenza fisica dell’autenticatore, oppure firme falsificate. Il risultato è un quadro desolante che scuote maggioranza e opposizione, insinuando dubbi sulla legittimità delle elezioni comunali del 2023. Se le liste elettorali fossero risultate viziate da firme irregolari, le elezioni stesse sarebbero da considerarsi compromesse?
“La superficialità è il nemico della politica”, scrive Margaret Atwood, e mai come in questo caso sembra un giudizio scritto su misura per una classe dirigente che ha agito con un’imbarazzante leggerezza. Non si tratta solo di una questione legale, ma, molto peggio, di una crisi politica che coinvolge tutti i partiti e ogni schieramento, evidenziando un’incapacità di rispettare le regole di base del sistema democratico.
Il precedente di Roberto Cota, commissariato dalla presidenza della Regione Piemonte per un caso analogo, è un monito che riecheggia in questa vicenda. Il giudizio penale farà il suo corso, ma quello politico è già arrivato: una bocciatura sonora per una classe dirigente che non solo ha dimostrato incompetenza, ma ha tradito la fiducia dei cittadini. La vicenda giudiziaria ci appassiona poco, la magistratura – come si dice in questi casi – farà il suo dovere e la giustizia il suo corso, magari emergeranno dettagli che oggi sono noti solo agli inquirenti, magari ci saranno pure delle intercettazioni che inchioderanno o salveranno tutti o parte degli indagati. Ma, lo ripetiamo a scanso di equivoci, questo, davvero interessa poco in questo momento. Interessa tantissimo, al contrario, il dato politico, quello che ci apre il sipario su una classe dirigente, quella che dovrebbe rappresentare il meglio delle nuove generazioni, che si palesa in tutta la sua, speriamo parziale, debolezza e fragilità.
E intanto, come si chiede un personaggio nella recente serie Dune: Prophecy, “Come può un sistema basarsi sulle sabbie mobili della menzogna e sperare di restare in piedi?” . Qui le sabbie mobili non sono le profezie, ma un sistema costruito su firme irregolari e scorciatoie procedurali. Ma se questa è la cifra, cosa ci possiamo aspettare quando si va poi a governare la città? Quando si devono prendere decisioni che riguardano una comunità di oltre centomila persone? Possiamo non farci questa domanda? Vicenza si merita di più è uno slogan che alcuni degli indagati hanno dichiarato per anni. E’ vero, Vicenza si merita di più, ma stiamo ancora aspettando di vederlo. Quel di più.
Mentre i tribunali decideranno sui reati contestati, resta il giudizio sulla credibilità della politica locale. La domanda, ora, non è solo come finirà questa vicenda, ma come potrà la città ricostruire un rapporto di fiducia con le proprie istituzioni. Perché quando si tradisce la democrazia, si tradisce l’intera comunità.
E questa, a differenza delle firme, non può essere falsificata.



