di Redazione · Dicembre 20, 2024
I fiumi del Veneto sono in sofferenza a causa di inquinanti chimici, batteri fecali e depurazione inadeguata. È questo il quadro allarmante emerso dai dati presentati da Legambiente Veneto durante l’evento finale di Operazione Fiumi 2024, una campagna unica in Italia che unisce citizen science e monitoraggio scientifico con il contributo di ARPAV e il sostegno di Coop Alleanza 3.0.
SOS per i fiumi: Bacchiglione, Retrone e Fratta-Gorzone i più colpiti
I corsi d’acqua maggiormente contaminati risultano essere il Fratta-Gorzone, il Retrone e il Bacchiglione, con valori preoccupanti di sostanze chimiche, tra cui PFAS e Glifosate, oltre a livelli elevati di batteri fecali. Il Fratta-Gorzone ha mostrato concentrazioni di PFOS superiori ai limiti di sicurezza, mentre il Retrone a Vicenza ha superato i valori soglia sia per PFOS (24,86 ng/l contro un limite di 0,65 ng/l) che per PFOA (217 ng/l contro 100 ng/l). Anche il Bacchiglione, in alcuni punti, registra una presenza di batteri fecali cinque volte superiore al limite di legge.
PFAS: contaminazione estesa oltre la “zona rossa”
I dati raccolti da Legambiente indicano che i PFAS, noti per la loro tossicità e persistenza ambientale, sono presenti anche al di fuori della storica “zona rossa” che comprende le province di Vicenza, Verona e Padova. Tracce di questi inquinanti emergono nel Sile, nel Dese e persino nell’Adige. Sono stati rilevati nuovi composti come ADONA, HFPO-DA e GenX, ritenuti altrettanto pericolosi.
Glifosate: l’erbicida ancora troppo presente nelle acque
L’erbicida Glifosate e il suo derivato AMPA sono stati trovati in diversi corsi d’acqua, con valori superiori ai limiti in tre punti: Canalbianco, Sile e Dese. Il loro utilizzo sistematico in agricoltura rappresenta una minaccia per l’equilibrio ecologico dei fiumi.
Depurazione inadeguata: i batteri fecali superano i limiti di qualità
Sul fronte della depurazione, il 17% dei punti monitorati ha valori superiori al limite di legge per Escherichia coli (5.000 MPN/100ml), mentre il 52% supera i valori di buona qualità suggeriti da ARPAV (1.000 MPN/100ml). Situazioni critiche si registrano nel Retrone e nel Bacchiglione, dove i valori raggiungono picchi di 58.000 MPN/100ml, evidenziando carenze negli impianti di trattamento delle acque reflue.
Legambiente: “Serve un intervento immediato”
“La situazione è grave e richiede un monitoraggio costante, regolamenti più stringenti e un supporto concreto alle imprese per abbandonare l’uso di PFAS,” ha dichiarato Piergiorgio Boscagin di Legambiente Veneto. Anche Giulia Bacchiega, vicepresidente dell’associazione, ha sottolineato l’urgenza di misure di ripristino fluviale per tutelare la salute pubblica e l’ambiente.
Il sostegno di Coop Alleanza 3.0
Coop Alleanza 3.0, partner del progetto, ribadisce il suo impegno per la sostenibilità, promuovendo contratti con fornitori rispettosi dell’ambiente e sostenendo iniziative che sensibilizzano la comunità sulla necessità di preservare le risorse idriche.
Un processo ancora aperto
Mentre i dati confermano un quadro preoccupante, continua il processo a Vicenza per l’inquinamento da PFAS nelle province venete. Le associazioni ambientaliste e i cittadini chiedono alle istituzioni di intervenire con decisione per risolvere le criticità e punire i responsabili.
L’appello è chiaro: senza azioni immediate, i fiumi del Veneto rischiano di perdere la loro vitalità, con gravi conseguenze per l’ecosistema e la salute delle comunità.




