Il candidato che non c’è

di Arrigo Abalti · Aprile 29, 2025

Nel centrosinistra non si trova un candidato governatore per la corsa alle Regionali in Veneto. Ma quando non c’è opposizione, è difficile che ci sia il candidato pronto

 

In un mattino qualunque di questa primavera veneta, mentre il Nordest continua nella sua corsa economica apparentemente inarrestabile, una domanda aleggia nei corridoi della politica regionale: ma il centro-sinistra esiste ancora in Veneto?

La verità che nessuno ha il coraggio di ammettere è impietosa: in questa regione che è ancora locomotiva d’Italia, l’opposizione non è semplicemente debole – è praticamente inesistente.

Il paradosso veneto è tutto qui: una regione economicamente dinamica, proiettata all’estero, culturalmente vivace, ma politicamente appiattita su un monocromatismo che fa impallidire anche le regioni più tradizionalmente conservatrici d’Italia.

Chiamiamo le cose con il loro nome: durante le legislature di Zaia, il centro-sinistra ha completamente abdicato al suo ruolo. Non ha fatto opposizione, ha fatto da comparsa. Mai una battaglia vera, mai un’idea alternativa che potesse scuotere la coscienza dei veneti. Solo critiche di maniera, interventi rituali, distinguo procedurali. Un’opposizione da cerimonia, incapace di graffiare, terrorizzata dall’idea di contrastare un consenso granitico.

La domanda è semplice: cosa ha proposto il centro-sinistra in questi anni ai veneti? Quale modello di sviluppo, quale visione di società, quale futuro alternativo a quello disegnato dalla Lega e dai suoi alleati? Il nulla cosmico. Zero. Una desertificazione ideale che fa spavento.

Mentre il centrodestra si prepara al trionfo della falange meloniana alle prossime Regionali, dall’altra parte regna questo vuoto pneumatico che non è solo assenza di nomi (incredibile che a pochi mesi dal voto non ci sia ancora un candidato credibile), ma testimonianza di una crisi di idee che toglie il respiro.

Non c’è da stupirsi se non emergono leader: i leader sono espressione di progetti politici, incarnano visioni, rappresentano battaglie. Ma in un partito che ha rinunciato a combattere, che ha accettato di essere irrilevante, che si è accontentato di una presenza simbolica in consiglio regionale, quale leadership potrebbe mai nascere? La difficoltà a trovare nomi che si intestino un’alternativa al Centrodestra nasce proprio da questo, dall’opposizione che non c’è. E se non c’è opposizione, non c’è un volto che la rappresenti.

Alessandra Moretti ci aveva provato, e sappiamo come è andata a finire. Il ridicolo del Ladylike e la comica del viaggio in India. Giuseppe Bedin e Paolo di Stefani, nomi che circolano oggi, sembrano più tentativi disperati dell’ultimo minuto che segnali di una strategia politica meditata.

Il problema non è solo di facciata: è strutturale. In Veneto il centrosinistra soffre di un male antico: la convinzione che la questione sociale sia risolta dalla crescita economica, che il modello produttivo veneto risolva automaticamente ogni contraddizione.

Ma mentre ci si cullava in questa illusione, è cresciuto un disagio diffuso che la destra ha saputo intercettare meglio, parlando alla pancia profonda di un territorio che dietro il benessere nasconde fragilità e paure. La Forza Tranquilla del Veneto moderato e democristiano é stato molto meglio rappresentato prima dal corpaccione di Giancarlo Galan e poi dallo stile friendly con l’accento trevisano di Luca Zaia.

Il risultato? Una regione dove l’opposizione appare condannata all’irrilevanza, dove le figure giovani capaci di emergere vengono lasciate nelle retrovie, vittime dell’apparatcik che preferisce mantenere posizioni di rendita rinunciando prima a giocarsi la partita vera. Nel Veneto conservatore il PD é l’apparato che conserva meglio e sceglie di perdere.

Senza leadership non c’è politica, senza politica non c’è futuro alternativo. E la nostra regione, che potrebbe essere laboratorio di innovazione sociale e culturale oltre che economica, rischia di restare imprigionato in un presente senza alternative. Ma questo, alla democrazia, non fa bene. Un’opposizione intelligente e preparata costringe qualsiasi maggioranza a studiare, a dare il meglio di sé, a tornare alla politica invece che pensare di farla a colpi di selfie alle sagre di paese e narrazione surreale confondendo l’ordinaria amministrazione con le scelte epocali.

Buongiorno, Veneto. Il risveglio, anche oggi, sarà monocromatico.​​​​​​​​​​​​​​​​

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