A Padova si firma per la sicurezza negli ospedali. E Vicenza?

di Arrigo Abalti · Maggio 30, 2025

Un protocollo per difendere i medici dalle aggressioni. Un’esperienza da importare a Vicenza

PADOVA – La Prefettura, l’ULSS 6 Euganea, l’Istituto Oncologico Veneto e l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova hanno firmato oggi un protocollo d’intesa per garantire maggiore sicurezza agli operatori sanitari. Un’iniziativa concreta, nata dalla consapevolezza che nei pronto soccorso e negli ambulatori il rischio di aggressioni – verbali e fisiche – è ormai una quotidianità.

Dal 2023 ad oggi, medici e infermieri veneti hanno visto aumentare in modo significativo gli episodi di violenza, spesso legati all’esasperazione dei pazienti, alla saturazione dei servizi e alla percezione diffusa di inefficienza. Il protocollo padovano, che coinvolge anche Questura, Carabinieri e Guardia di Finanza, punta a risposte operative: videosorveglianza, tele-allarmi, vigilanza, linee telefoniche dedicate e formazione per la gestione dei conflitti. Ma soprattutto si afferma un principio: tolleranza zero verso chi alza le mani o la voce contro chi ogni giorno si prende cura degli altri.

E a Vicenza?

La domanda è inevitabile. Perché se Padova agisce, Vicenza può imparare. Perché le cronache non mancano anche qui: episodi di tensione al pronto soccorso ve ne sono stati tanti.

Dalle istituzioni locali per ora nessun segnale, nessuna iniziativa analoga, nessun protocollo in cantiere. Eppure, come confermano gli stessi sindacati di categoria, anche a Vicenza il problema c’è.

Serve una presa di posizione. Serve che la Prefettura, l’ULSS 8 Berica, il Comune, la Provincia e la Regione si siedano allo stesso tavolo per elaborare un piano di tutela e prevenzione. Serve dire chiaramente che chi cura non può farlo sotto minaccia, né in condizioni di insicurezza. Serve, soprattutto, non voltarsi dall’altra parte.

Il modello c’è, basta copiarlo. Ma per farlo servono volontà politica, consapevolezza istituzionale e rispetto per il lavoro di chi, ogni giorno, sta dalla parte dei pazienti anche quando mancano risorse, supporti e protezioni.

Nel frattempo, Vicenza resta in attesa. Speriamo per poco.

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