di Arrigo Abalti · Giugno 6, 2025
Dal terzo mandato alla monarchia regionale: la soluzione finale per l’astensionismo
La notizia di oggi è che Donzelli (FdI) riapre sull’ipotesi del terzo mandato ai governatori. Si spalanca nuovamente la finestra per Zaia, Fedriga e De Luca, dopo che la Corte Costituzionale aveva provveduto a sbarrarla. La giustificazione, che suona più come una presa in giro che come un ragionamento politico, è questa: siccome la gente non va più a votare, allora è meglio tenerci i politici che abbiamo. Forse così gli elettori tornano alle urne.
Una logica di ferro, davvero inattaccabile.
Ma qui non parliamo solo di Zaia o del suo desiderio di eternità politica. Parliamo di un principio più ampio, di una deriva che si sta consolidando nel nostro Paese. Prima aboliamo il limite dei mandati per i governatori – naturalmente con la nobile scusa di garantire continuità amministrativa. Poi, quando nemmeno questo basterà più a risolvere il problema dell’astensionismo, che facciamo?
Perché non essere davvero coraggiosi? Perché non fare il salto definitivo? Siccome il problema è sempre quello – i cittadini disertano le urne – risolviamolo una volta per tutte. Introduciamo l’ereditarietà delle cariche pubbliche.
La soluzione è di una semplicità disarmante: il figlio primogenito del governatore eredita automaticamente la poltrona. Fine delle elezioni, fine dell’astensionismo, fine dei problemi. È un sistema collaudato – dalle monarchie europee alle dinastie imperiali cinesi. Perché non dovrebbe funzionare anche per le nostre regioni?
Immaginate lo scenario: Luca Zaia I, seguito da Luca Zaia II, poi Luca Zaia III. Una dinastia che attraversa i secoli. Il Veneto si trasforma in regno, la Lombardia in ducato, la Campania in principato. Ogni regione con il suo stemma, il suo blasone, le sue tradizioni nobiliari.
E considerate i vantaggi economici: addio ai costi delle campagne elettorali, addio alle spese per allestire seggi e pagare scrutatori. Un risparmio colossale per le casse pubbliche. Magari, già che ci siamo, recuperiamo anche qualche antica prerogativa regale – lo ius primae noctis, ad esempio, potrebbe tornare di moda.
Certo, qualcuno potrebbe obiettare che così si torna dritti al Medioevo. Ma osservate attentamente quello che sta accadendo: non è che ci stiamo già tornando? Solo che invece di ammetterlo apertamente, procediamo a piccoli passi, con aggiustamenti graduali, con un’ipocrisia che fa quasi tenerezza.
Prima eliminiamo il limite dei mandati per i sindaci, poi per i governatori, poi… chi lo sa, forse anche per altre cariche. È un processo lento, quasi impercettibile, ma inesorabile. Il risultato finale è sempre identico: meno democrazia, più potere concentrato nelle mani dell’uomo solo al comando.
E così, mentre Zaia si prepara al suo terzo (o quarto) mandato – con la benedizione di chi sostiene che “se le Regioni lo chiedono, se ne può parlare” – noi assistiamo in diretta al lento tramonto dell’alternanza democratica.
Benvenuti nel futuro che ci aspetta. Un futuro dove le cariche si tramandano di padre in figlio e la politica diventa letteralmente un affare di famiglia. Un futuro dove l’astensionismo si risolve semplicemente eliminando le elezioni.
Dopotutto, se il problema è che i cittadini non votano più, perché non togliere loro anche questo fastidio?



