Diesel Euro 5, Fratelli d’Italia chiede la proroga al 2027: “Dal Veneto un segnale di buonsenso per tutelare chi lavora”

di Redazione · Giugno 11, 2025

Giovine (FdI): “Così si salvano migliaia di famiglie venete da un blocco insostenibile”

Arriva da Fratelli d’Italia una proposta che riguarda da vicino centinaia di migliaia di cittadini veneti: posticipare al 1° ottobre 2027, anziché al 2025, il blocco della circolazione dei veicoli diesel Euro 5 nei comuni con più di 30mila abitanti. Un emendamento al decreto infrastrutture – presentato dai deputati Giovine, Raimondo, Amich e Russo – punta a evitare un cortocircuito sociale in nome della sostenibilità ambientale.

“Questa misura – spiega Silvio Giovine, deputato vicentino di FdI – non nega la necessità di migliorare la qualità dell’aria, ma introduce un elemento fondamentale: la giustizia sociale. Non possiamo ignorare che migliaia di lavoratori e famiglie venete non hanno oggi la possibilità economica di sostituire il proprio veicolo entro due anni”.

Il blocco dei diesel Euro 5, previsto per il 2025 nei principali comuni del bacino Padano (Veneto, Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna), rischia secondo FdI di trasformarsi in una “ghigliottina sociale” per chi si sposta ogni giorno per lavoro, accompagna i figli a scuola o gestisce piccole attività produttive.

“Oggi – continua Giovine – chi non ha risorse per acquistare un’auto nuova sarebbe costretto a svendere la propria o a rinunciare a lavorare, in un contesto dove i rincari energetici e il caro-vita mettono già a dura prova il bilancio familiare. Non possiamo permettere che la transizione ecologica sia un privilegio per pochi”.

La proposta prevede due anni in più per adeguarsi, durante i quali il Governo potrà promuovere incentivi mirati, sostegni per il rinnovo del parco auto e alternative accessibili a tutti, senza alimentare nuove disuguaglianze.

“Il Veneto – conclude Giovine – è una terra che produce, che si muove, che lavora. Difendere chi si alza ogni mattina per mandare avanti la propria attività o raggiungere il posto di lavoro è un dovere politico e morale. Serve una transizione verde, sì, ma che non sia cieca di fronte alla realtà sociale dei territori”.

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