La politica come servizio: la lezione di Sterle

di Redazione · Luglio 1, 2025

 

C’è una parola che risuona come un mantra dimenticato nelle stanze del potere: servizio. Una parola che Nicolò Sterle, neo-segretario della Circoscrizione Nord Est di Forza Italia Giovani, ha fatto propria molto prima che gli arrivasse questo riconoscimento nazionale. E che ha praticato giorno dopo giorno nelle aule del consiglio comunale di Arzignano, lontano dai riflettori, senza proclami, senza la retorica che troppo spesso avvolge la politica contemporanea.

Perché qui sta il punto, qui sta la differenza. In un’epoca in cui la politica è diventata troppo spesso un mestiere, una professione, una carriera da costruire step by step verso posizioni sempre più prestigiose, Sterle rappresenta l’eccezione che conferma la regola. E che dovrebbe farci riflettere.

La sua storia è quella di chi ha scelto di restare ancorato al territorio, di chi ha preferito sporcarsi le mani con i problemi quotidiani dei cittadini di Arzignano piuttosto che bruciare le tappe verso Roma. E soprattutto, di chi ha imparato il mestiere dai banchi dell’opposizione, quella scuola di vita politica che tempra il carattere e insegna che fare politica significa prima di tutto saper stare in mezzo alla gente anche quando non si hanno le leve del potere. Una scelta controcorrente, in tempi in cui il cursus honorum della politica italiana prevede di passare il minor tempo possibile negli enti locali per arrivare il prima possibile nei palazzi che contano.

Ma è proprio qui, in questa apparente “lentezza”, che si nasconde la forza di un approccio diverso alla cosa pubblica. Perché chi ha imparato ad ascoltare le preoccupazioni di un commerciante dai banchi dell’opposizione, a proporre soluzioni alternative per una strada dissestata senza avere i voti per approvarle, a costruire mediazioni anche quando si è minoranza, ha acquisito qualcosa che nessuna scuola di partito può insegnare: la consapevolezza che la politica esiste per servire i cittadini, non se stessa. E che il vero test di un amministratore non è quanto riesce a fare quando ha il potere, ma quanto riesce a incidere quando ne è privo.

La nomina a coordinatore del Nord Est arriva così non come il premio di una carriera programmata a tavolino, ma come il riconoscimento naturale di chi ha dimostrato sul campo di saper fare politica nel senso più nobile del termine. Simone Leoni e Flavio Tosi non hanno scelto un nome sulla base di equilibri interni o di spartizioni territoriali, ma hanno puntato su chi ha dato prova di saper tradurre in azione concreta i valori che troppo spesso restano relegati nei programmi elettorali.

E qui emerge la lezione più profonda che la vicenda di Sterle ci consegna. In un momento storico in cui i cittadini guardano alla politica con crescente sfiducia, in cui le istituzioni faticano a recuperare credibilità, la risposta non può venire da nuove alchimie comunicative o da operazioni di marketing politico. Può venire solo dal ritorno a una concezione della politica come servizio, come impegno civico, come dedizione alla comunità.

L’esperienza di Arzignano di Sterle – fatta di presenza costante, di ascolto quotidiano, di proposte costruttive anche dall’opposizione, di risultati misurabili conquistati con la forza delle idee più che con quella dei numeri – dovrebbe essere il modello per una nuova generazione di amministratori. Non perché sia perfetta, ma perché è autentica. Perché nasce dalla convinzione che la politica debba essere innanzitutto questo: stare in mezzo alla gente, capire i problemi reali, cercare soluzioni concrete, anche quando si siede nei banchi di chi non governa.

Il rischio, ora, è che anche Sterle cada nella trappola della “politica di palazzo”, che il nuovo ruolo lo allontani da quella dimensione territoriale che ne ha fatto la forza. Ma la scommessa – per lui e per tutti noi – è che si possa portare nei coordinamenti del Nord Est quello stesso spirito di servizio che ha caratterizzato il suo impegno ad Arzignano.

Perché se c’è una cosa che questo Paese ha disperatamente bisogno, è di ritrovare una classe dirigente che consideri la politica non come un’opportunità di autorealizzazione personale, ma come una responsabilità verso la collettività. Una lezione che Sterle ha imparato nelle aule di un consiglio comunale di provincia, e che ora è chiamato a trasmettere su scala più ampia.

Il tempo ci dirà se ci riuscirà. Ma intanto, la sua storia ci ricorda che un’altra politica è possibile. Basta volerla praticare.

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