di Arrigo Abalti · Luglio 7, 2025
Luca Zaia dice di essere imbarazzato. Ma intanto fa di conto. E il conto è tondo: “una mia lista può arrivare al 40-45%”
Lo ha detto sorridendo, a metà tra l’umiltà veneta e l’arroganza statistica. Non c’è nulla di ufficiale, tutto è ancora nella nebbia padana della politica che verrà, ma intanto il presidente uscente del Veneto – che non può più ricandidarsi – lancia la sua candidatura ideale: non alla presidenza, ma all’influenza.
Una lista con il suo nome. Non per comandare, ma per ricordare a tutti che qui si vince ancora con il suo volto, non con quello degli altri. Zaia non dice se la lista ci sarà. Ma fa sapere che potrebbe esserci.
Che ha senso. Che intercetterebbe voti trasversali, quelli che non votano centrodestra ma votano Zaia. Una categoria sociologica nuova, i gli zaiani. Li descrive con rispetto: «Persone che mi hanno sempre sostenuto ma non votano centrodestra». Li considera cittadini a parte. Come dire: non sono miei elettori, sono miei devoti.
E allora, la lista?
Zaia dice che è uno strumento di adesione, non di potere. Uno strumento di rispetto, non di rottura. Ma mentre parla, fa due cose:
- Dice che il 45% degli elettori lo voterebbe.
- Chiede (senza chiedere) al centrodestra di valorizzarlo.
In politica, il rispetto è un’arma a doppio taglio. Zaia lo usa per mettere tutti a disagio. Con garbo. «Vedremo se il centrodestra vorrà valorizzare questa lista oppure no». Che significa: se non mi valorizzate, ne prenderete atto dopo. Ma sarà tardi.
Zaia è come quel calciatore che si dice disinteressato ai gol, ma nel frattempo aggiorna il tabellino. Lui segna anche quando si dichiara imbarazzato. «Non l’ho mai usata come strumento politico», dice della sua lista. Eppure la menziona, la misura, la pesa. È già in campo, anche se non c’è. È la lista Schrödinger: esiste e non esiste, ma tutti devono tenerne conto.
In fondo, è il solito Zaia: mai sopra le righe, sempre sopra i sondaggi.
Parla come se non volesse disturbare nessuno, ma intanto sposta il baricentro del dibattito. Tutti dovranno rispondere: Fratelli d’Italia, la Lega, il centrodestra intero. Anche chi sarà candidato dovrà fare i conti non con un avversario, ma con un’ombra lunga. Quella di un presidente che dice poco, ma incassa tutto. Imbarazzato? Forse. Ma nel dubbio, Zaia mette giù i numeri. 45%. Come a dire: senza di me, qui non si vince.
Poi aggiunge: «I dati parlano da soli». Come lui. Che parla da solo, e da solo prova a mettere tutti in riga.
In Veneto non c’è bisogno di rumore per fare politica. Basta una dichiarazione sobria, una statistica detta piano, e una lista ancora non nata che già parte il dibattito.



