Vicenza chiama, gli studenti rispondono: “Scusi, sono già a Bologna”

di Arrigo Abalti · Agosto 28, 2025

Lo studente fuori sede è un fenomeno ovunque. Anche al Nord

 

Ogni anno quasi 402 mila studenti italiani prendono il treno e vanno a studiare altrove. Fin qui nulla di nuovo: dal Sud partono da sempre. La sorpresa è che anche il Nord, quello che un tempo si vantava di essere la terra promessa degli universitari, comincia a vedere i suoi ragazzi scappare.

Prendete il Veneto. Patria dell’Università di Padova, gloria accademica dal 1222. Eppure, un ragazzo su tre se ne va. Non per Harvard, non per Oxford: spesso basta Bologna, Milano o persino Trieste. È un po’ come avere il Teatro Olimpico sotto casa e preferire il cineforum del paese vicino.

E Vicenza? Non può certo lamentarsi di non avere offerta universitaria: Economia, Ingegneria Gestionale, Meccatronica, Design Industriale, sedi staccate di Padova, Verona e Venezia. Eppure, anche qui, gli studenti prendono e se ne vanno. Forse ci stanno dicendo, semplicemente, che le altre città non offrono solo corsi di laurea ma anche un contorno più vivo: biblioteche animate, serate culturali, locali che non chiudono alle dieci. Che altrove si respira vita, mentre la nostra città, pur elegante, è sempre più triste.

Il paradosso è che il Veneto si straccia le vesti per la fuga dei cervelli verso l’estero, ma non si accorge della fuga da Padova a Bologna. Non servono voli intercontinentali: basta un regionale veloce. E quando i ragazzi partono, i politici locali si chiedono perché. Magari perché non hanno capito che i giovani non cercano solo aule ben tenute, ma anche fermento e libertà.

Il rischio? Che il Veneto e Vicenza continuino a produrre figli brillanti che si laureano altrove e, spesso, lì restano. A quel punto, più che “fuorisede”, rischiamo di doverli chiamare “fuori per sempre”. Forse la vera materia che si insegna qui, senza saperlo, è l’arte di andarsene.

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