di Arrigo Abalti · Luglio 30, 2026
Case vuote, non case abitate: la riforma alla prova della sua stessa metafora
C’è un’immagine che il dm 77/2022 ha scelto consapevolmente, ed è un’immagine impegnativa: la casa. Non un ambulatorio, non uno sportello — una casa, con tutto ciò che il termine promette in termini di calore, presenza, continuità. Ma una casa senza chi la abita resta un guscio architettonico, per quanto ben progettato: mattoni in cerca di una vita da contenere. Le Linee di indirizzo tecniche appena pubblicate da Agenas affrontano proprio questo scarto — tra la promessa del nome e la sostanza del servizio — definendo finalmente chi dovrebbe vivere dentro quelle mura e con quali regole, in un momento in cui le scadenze del PNRR non lasciano più spazio a rinvii.
Uno standard chiaro, finalmente
Il documento definisce un’équipe di base vincolante — medico di assistenza primaria, pediatra di libera scelta, infermiere, assistente sociale, supporto amministrativo — che diventa condizione di accreditamento e di accesso ai finanziamenti della Missione 6, con orizzonte 2026-2027. È una scelta di rigore: dare uno standard misurabile, non un’indicazione di massima, significa alzare l’asticella della qualità reale del servizio, non solo della sua facciata. Attorno a questo nucleo, il documento lascia un margine di adattabilità — specialisti, infermiere di famiglia, cure domiciliari e palliative, dietisti — che consente alle Regioni di calibrare l’offerta sui bisogni specifici di ogni territorio, senza rinunciare a un’ossatura comune.
La sfida che ora tocca a tutti — Regioni comprese
Resta, naturalmente, il nodo del personale: la carenza di medici di medicina generale e il turnover infermieristico sono difficoltà strutturali che il Paese affronta da anni, in Veneto come altrove. Ma è proprio in questo passaggio che le Linee guida di Agenas offrono uno strumento in più: uno standard chiaro dà alle Regioni e alle Aziende sanitarie un obiettivo concreto attorno a cui orientare le politiche di reclutamento e gli investimenti sul personale, invece di lasciarle navigare a vista come accaduto finora. È una responsabilità che ora si sposta anche sul territorio — sindaci, direzioni Ulss, Regione — chiamato a dimostrare di saper tradurre in assunzioni reali uno standard finalmente scritto bene.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
Per le nostre Ulss, le Case della comunità già aperte o in fase di apertura avranno ora un metro di misura preciso su cui costruire — e su cui, giustamente, essere valutate. È un banco di prova che arriva insieme a una campagna di comunicazione istituzionale per raccontare questa nuova stagione della sanità di prossimità. Vale la pena ricordare, in chiusura, un’antica massima della medicina, spesso attribuita a Ippocrate: “Guarire talvolta, curare spesso, confortare sempre”. È esattamente questo l’esame che attende ogni Casa della comunità — non solo avere l’organigramma giusto sulla carta, ma riuscire, ogni giorno, a mantenere quella promessa.



