di Arrigo Abalti · Settembre 13, 2025
Ufficialmente, nel centrodestra veneto non c’è ancora un nome. I leader fanno melina, parlano di equilibri, di trattative, di tempi da rispettare. Ma intanto Alberto Stefani, deputato padovano e segretario veneto della Lega, ha inaugurato un tour che assomiglia a tutto fuorché a una passeggiata domenicale.
Da Treviso in giù, tappe serrate tra aziende, amici e sostenitori. Un’agenda fitta, dichiarata sui social con la trasparenza di chi non ha nulla da nascondere. O forse con la sicurezza di chi sa già come andrà a finire. Perché vale sempre la vecchia teoria della domanda al contrario: se non fosse lui il candidato presidente, perché mettersi in vetrina così platealmente a due mesi dal voto?
La politica, si sa, vive di silenzi ufficiali e di ammiccamenti ufficiosi. Ma spesso i gesti parlano più delle parole. E in questo caso gridano che l’accordo è già chiuso, solo che nessuno ha ancora il coraggio di dirlo.
“A pensare male si fa peccato”, ammoniva Andreotti, “ma spesso ci si azzecca”. E se davvero Stefani non fosse il candidato, allora resterebbe solo un’altra spiegazione: che sia il miglior imitatore di un candidato presidente che la politica veneta abbia mai visto.



