Tutti gli uomini del Presidente

di Arrigo Abalti · Settembre 14, 2025

Mentre ci si accapiglia per il candidato Presidente e le liste, nessuno pensa alla struttura regionale all’anticamera di un possibile spoil system

 

Il titolo richiama il Watergate, ma qui non c’è scandalo: solo il lento, inevitabile scorrere del tempo. In Veneto non sarà soltanto il presidente Zaia a chiudere la sua stagione politica da Presidente: con lui se ne va un’intera squadra di fedelissimi, segretari e direttori che hanno condiviso quindici anni di governo.

Non un addio fragoroso, piuttosto una lunga processione verso pensioni, contratti in scadenza, quiescenze annunciate.

Il segretario generale Roberto Valente, il segretario del Consiglio regionale Maurizio Gasparin, il segretario alla Sanità e Sociale Massimo Annicchiarico, il commissario dell’Azienda Ospedale-Università di Padova Giuseppe Dal Ben: figure che hanno garantito continuità e potere, ora in scadenza fra pensioni, contratti e quiescenze. Tutti gli uomini del Presidente, appunto. Un ecosistema che ha accompagnato Zaia in silenzio, come attori fedeli che escono di scena quando cala il sipario.

Ma la vera domanda non è chi se ne va. È chi arriverà. Perché dopo le Regionali, con una maggioranza che probabilmente avrà il timbro di Fratelli d’Italia, potrebbe scattare il rito antico dello spoil system. I meloniani si troveranno davanti a un bivio: occupare le postazioni chiave con una struttura organica al cambio della guardia e dare il via al rinnovamento, o mantenere i pretoriani dello “Zaiastan”, che certamente si affretteranno a baciare l’anello dei nuovi azionisti del centrodestra.

Una delle leve più potenti in questa partita sarà quella dei direttori generali delle ULSS: nomine sanitarie non simboliche, ma centrali per la vita reale delle comunità. La scadenza è già fissata e non è lontana, primi mesi del 2026. Cambiare questi posti non significa solo sostituire volti, ma controllare leve essenziali: bilanci, nomine ospedaliere, politiche sanitarie locali, rapporti con sindaci e provincia.

Ed è qui che la caustica verità emerge: è penoso vedere come, nei fine legislatura, le pose ideologiche su Resistenza o fucilazioni della Prima Guerra Mondiale sostituiscano i programmi concreti. Così come i bonus finali non sono più quelli per le famiglie o le imprese, ma quelli da distribuire agli uffici strategici — spesso in nome della fedeltà politica.

Perché alla fine, lo sappiamo: in politica le stagioni passano, i protagonisti cambiano, ma gli anelli restano. E c’è sempre qualcuno pronto a baciarli.

CONDIVIDI SU

[wpzoom_social_icons id="12577"]