di Arrigo Abalti · Marzo 16, 2025
Molti ci credono, ma dai veterani arriva il dubbio sul dopo Congresso
Il 5 e 6 aprile 2025, Firenze sarà il teatro del congresso federale della Lega, un momento cruciale per il partito di Matteo Salvini, chiamato a eleggere il nuovo consiglio federale e a tracciare la rotta per il futuro. Tra le delegazioni presenti, quella di Vicenza si distingue per compattezza: i 12 delegati eletti e i 9 membri di diritto appoggiano all’unanimità la mozione di Alberto Stefani, segretario regionale. Una coesione che rende Vicenza un caso interessante nel panorama veneto e che potrebbe influire sugli equilibri del congresso, con l’obiettivo dichiarato di riportare un vicentino nel consiglio federale, un traguardo che manca dai tempi di Manuela Dal Lago e Stefano Stefani. Tuttavia, un’ombra si intravvede dalle parole di qualche veterano di Alberto da Giussano su questa unità: il timore che, “passata a nuttata”, tutto torni come prima, con il rischio di un “Gattopardo a cavallo del Carroccio”.
Vicenza compatta: un laboratorio politico per tornare protagonisti
La delegazione vicentina si presenta a Firenze con una squadra blindata: i 12 delegati eletti – Massimo Berton (consigliere comunale a Mussolente), Maurizio Meggiolaro (segretario Lega Montecchio Maggiore), Edoardo Bonato (Giovani Padani Lonigo), Matteo Celebron (ex vicesindaco di Vicenza), Renzo Ceron (ex sindaco di Nanto), Emanuele Dani (consigliere a Lonigo), Davide Dorantani (sindaco di Castelgomberto), Bruno Stocco (Tezze sul Brenta), Ivan Storti (Brogliano), Giorgio Tagliaro (assessore a Gallio), Cristian Tonello (Villaverla) e Gian Pietro Zocca (Monticello Conte Otto) – insieme ai 9 membri di diritto – i consiglieri regionali e parlamentari Roberto Ciambetti, Silvia Maino, Milena Cecchetto, Andrea Cecchellero, Stefano Giacomin, Marco Zecchinato, Erika Stefani, Erik Pretto e Mara Bizzotto – si schierano compatti sulla mozione Stefani.
Questa unità è un’eccezione nel panorama veneto. A Padova emergono distinguo, mentre a Treviso le divisioni sono ancora più marcate, con tre fronti contrapposti che riflettono le tensioni interne al partito. Anche a Verona tira aria di rivolta. A Vicenza, invece, il “plotone del Carroccio Berico” si muove come un blocco unico, un segnale di forza che potrebbe pesare non solo a Firenze, ma anche nelle future dinamiche della Lega veneta. Un importante esponente della Lega vicentina, parlando ai nostri microfoni, ha sottolineato la portata di questa scelta: “La mozione Stefani è impossibile non votarla per un leghista. Rappresenta i nostri valori, il nostro radicamento e la nostra visione per il futuro del partito”. Parole che testimoniano il consenso attorno al segretario regionale, ma che lasciano intravedere anche una preoccupazione più profonda.
L’obiettivo: un vicentino nel consiglio federale
L’unità della delegazione vicentina ha un obiettivo chiaro: riportare un rappresentante berico nel consiglio federale, un risultato che manca dai tempi di Dal Lago e Stefano Stefani. Attualmente, i veneti presenti nel consiglio sono solo due, entrambi membri di diritto: Alberto Stefani, in quanto segretario regionale, e Luca Zaia, come presidente della Regione. Per Vicenza, ottenere un posto significherebbe riaffermare il peso di un territorio che, pur essendo una roccaforte leghista, negli ultimi anni ha perso centralità a livello nazionale. Mara Bizzotto si sta muovendo per conquistare un seggio al Federale, dicono i bene informati, ma pare che abbia non poche difficoltà a trovare i voti tra i delegati, la sfida sarà trovare un nome di sintesi fra i big, ma su questo nessuno si sbottona.
Il rischio del “Gattopardo” sul Carroccio
Tuttavia, il vero nodo non è solo vincere a Firenze, ma ciò che accadrà dopo. Un altro esponente vicentino intervistato ha espresso un timore condiviso da molti: “La vera sfida sarà mettere in atto la mozione Stefani il giorno dopo il congresso. Il rischio è che, ‘passata a nuttata’, tutto torni come prima. Il Gattopardo a cavallo del Carroccio, in effetti, mancava”. Una metafora che richiama la celebre frase di Tancredi ne Il Gattopardo: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. E questo potrebbe essere il pericolo, insomma che il congresso si trasformi in un’operazione di facciata, che Alberto Stefani sia il Tancredi di Tomasi di Lampedusa che fa tanto rumore per poi lasciare tutto come prima, lasciando invariati i problemi strutturali della Lega, dalle divisioni interne alla difficoltà di rinnovarsi in un contesto politico in continua evoluzione.
Nuove facce, nuovi slogan, ma nessuna svolta reale. La Lega, infatti, si trova a un bivio: da un lato, la necessità di consolidare la leadership di Salvini, dall’altro, l’urgenza di rispondere alle istanze di rinnovamento portate avanti da correnti più moderate, ispirate al modello Zaia, sensibile alla tematica dei diritti, come la battaglia sul fine vita, ai tanti strappi a cui ci ha abituati il governatore veneto che incarnano una Lega meno “di destra” e più progressista con l’interesse per i cambiamenti in corso nella società. La coesione vicentina sulla mozione Stefani potrebbe essere un punto di forza per spingere verso un cambiamento concreto ed evitare questo pericolo.
Le sfide di Firenze e oltre
Il congresso di Firenze sarà un banco di prova non solo per Vicenza, ma per l’intera Lega. Le divisioni interne, evidenti a Treviso, Padova e Verona, rischiano di indebolire il partito in un momento in cui i consensi nazionali sono in calo. La delegazione vicentina, con la sua unità, potrebbe diventare un laboratorio per il resto del Veneto, ma dovrà dimostrare di non essere solo una forza elettorale, ma anche di saper accompagnare ai muscoli il cervello intorpidito da decenni di rendita di posizione. Progetti, visioni e proposte per il territorio che cambia pelle rapidamente e molto più efficacemente della classe dirigente della politica. Riuscire a eleggere un consigliere federale sarebbe un primo passo, ma la vera vittoria sarà evitare che il “Gattopardo” prenda le redini del Carroccio.
Vicenza arriva a Firenze con una delegazione unita e ambiziosa, pronta a lasciare il segno. La mozione Stefani, appoggiata senza esitazioni, rappresenta un’opportunità per il Carroccio Berico di tornare protagonista a livello nazionale. Ma il congresso non sarà la fine del percorso, bensì l’inizio di una sfida più grande: tradurre le promesse in fatti, evitando che tutto si riduca a un’operazione di facciata.
Firenze ci dirà se il Carroccio Berico sarà capace di cambiare davvero, o se, come temono in molti, tutto resterà come prima. Ai delegati al Congresso è stata alzata la palla dai militanti, ora dovranno schiacciare bene e dimenticare il palleggio del passato.



