di Arrigo Abalti · Aprile 17, 2026
Stefani vara “Coabitare una risorsa”: dieci alloggi a Feltre per il personale sanitario. Un modello che i sindaci veneti farebbero bene a studiare
Mentre mezza Italia discute di come trattenere il personale sanitario nei territori e si strappa i capelli per la fuga verso l’estero o il privato, il Veneto trova una risposta concreta. Si chiama «Coabitare una risorsa», nasce a Feltre, e funziona con una semplicità disarmante: dieci alloggi Ater, a canone sostenibile, in un edificio prospicente l’ospedale, destinati a infermieri, ostetriche, fisioterapisti, operatori sociosanitari dell’ULSS 1 Dolomiti e dell’Azienda Feltrina per i Servizi alla Persona.
«La casa diventa una leva strategica per garantire servizi essenziali», dice il presidente Alberto Stefani. E ha ragione. Perché il problema del personale sanitario nei territori montani non è solo di vocazione: è spesso, banalmente, di dove andare ad abitare. In un territorio a forte vocazione turistica come il Feltrino, il mercato degli affitti si è da tempo orientato verso altri acquirenti, lasciando i professionisti sanitari senza opzioni accessibili.
L’accordo tra Regione, Comune di Feltre e Ater di Belluno chiude questo cortocircuito con uno strumento già disponibile — il patrimonio pubblico — usato finalmente in modo intelligente.
C’è poi una considerazione che vale la pena fare ad alta voce. Un alloggio a canone sostenibile, per un infermiere o un operatore sociosanitario, non è solo una comodità logistica: è potere d’acquisto reale. Se un professionista risparmia trecento, quattrocento euro al mese sull’affitto rispetto ai prezzi di mercato, quella differenza vale quanto un aumento in busta paga. È welfare aziendale nella sua forma più diretta ed efficace — non un bonus una tantum, non un buono pasto, ma una riduzione strutturale del costo della vita. In un settore dove il tema salariale è da anni al centro delle tensioni contrattuali, questo tipo di intervento ha un peso concreto che va ben oltre il simbolico.
Il progetto ha una durata di quattro anni rinnovabili, poggia sull’articolo 46 della legge regionale 39/2017 integrata dalla lr 6/2025, e prevede anche una «Fase 2» dedicata a persone con disabilità o in carico ai servizi di salute mentale, in collaborazione con l’associazione Portaperta.
Stefani ha già annunciato che il modello verrà replicato. Ed è qui che la notizia smette di riguardare solo Feltre. Sono molti i comuni veneti che hanno un ospedale, una casa di riposo, un centro di riabilitazione, e i sindaci sanno bene quanto sia difficile oggi tenere in organico il personale necessario. Il turn-over è alto, le candidature scarseggiano, i professionisti scelgono territori dove trovare casa è meno complicato. «Coabitare una risorsa» dimostra che esiste uno strumento — il patrimonio Erp — che può essere messo al servizio di questa emergenza silenziosa.
I sindaci sono avvisati. L’occasione c’è, il quadro normativo pure. Resta da vedere chi saprà coglierla.



