Campo Marzo ha una recinzione. Peccato che sia dalla parte sbagliata

di Arrigo Abalti · Marzo 19, 2026

Il Moresco chiude ancora. E la risposta è dall’altra parte di Viale Roma

 

Caro Moresco,
ti scrivo mentre fuori dalla tua vetrina qualcuno ha lasciato i cocci di un vaso che nessuno ha pensato di raccogliere. È un dettaglio, lo so. Ma i dettagli, di solito, raccontano tutto quello che i comunicati stampa si dimenticano di dire.
Sei chiuso di nuovo. L’ennesima volta. Dodici mesi fa avevi riaperto con le fanfare — caffetteria, pranzi, aperitivi, il plateatico sull’esedra, il giardino laterale, la rinascita dello storico locale di Campo Marzo. Poi, piano piano, il registratore di cassa che non arrivava a segnare cento euro al giorno. I tavoli vuoti. La porta sbarrata. L’arredo abbandonato che si intravede oltre le vetrate come i mobili di una casa che qualcuno ha lasciato in fretta, senza voltarsi.
Ti hanno gestito male, Moresco. Lo ammette persino chi ti ha gestito.

La cosa curiosa, però, è che non sei mai stato solo una questione di ristorazione. Sei, piuttosto, una questione imbarazzante della città. E la tua storia si intreccia con quella di un parco che da vent’anni aspetta di decidere cosa vuole fare da grande.
Campo Marzo non è semplicemente un parco con qualche problema di immagine. È un luogo dove i genitori segnalano situazioni di degrado grave e allarmante, con la presenza di individui pericolosi in uno spazio che dovrebbe essere destinato ai più piccoli. È un luogo dove la polizia locale ha scoperto spacciatori che rifornivano di sostanza stupefacente soprattutto ragazzi. È un luogo dove i volontari organizzano domeniche ecologiche per raccogliere rifiuti, ma dopo tutto il 2025 di azioni anti-litter la situazione non registra miglioramenti significativi.
In questo contesto, la domanda che la politica ha posto alla tua ennesima chiusura è quella giusta: quale imprenditore sarà mai disposto ad investire in un’area percepita da tanti cittadini come problematica? È una domanda senza risposta facile. E senza risposta onesta, nessun restyling servirà a niente.

Il Comune ha provato. Ha installato una recinzione all’inglese, ottenuto il via libera dalla Soprintendenza, riqualificato il parco giochi, schierato la squadra antidegrado con oltre seimila settecento controlli nel 2025. Il sindaco Possamai ha detto le cose giuste — che il daspo rischia di essere un foglio di carta se il sistema non regge, che servono strumenti veri e non slogan. La Camera di Commercio ha denunciato che Vicenza è l’ultima provincia del Veneto per dotazione di organico delle forze dell’ordine: un agente ogni 2.482 abitanti, contro uno ogni 850 a Rovigo e uno ogni 950 a Padova. L’opposizione di centrodestra ha incalzato. Il problema, in altre parole, non è la volontà. È la struttura.
Ma c’è un dettaglio che brucia più di tutti, caro Moresco, e che nessun comunicato ha ancora avuto il coraggio di dire con chiarezza. La recinzione all’inglese — quella pensata per contenere il degrado, per restituire un pezzo di Campo Marzo alla città — è stata installata dall’altra parte del parco. Dall’altra parte, esattamente di fronte a te. Il lato che ti riguarda, il lato che ogni mattina ti guardi allo specchio, è ancora aperto, permeabile, frequentato da chi non viene a prendere il caffè. Non è una critica alla giunta: è una constatazione geometrica. La soluzione esiste, funziona, è visibile a duecento metri. Basterebbe completare il disegno.

Tre sindaci hanno guardato Campo Marzo con le migliori intenzioni e risultati parziali. Variati aveva capito tutto quando disse che il modo migliore per allontanare il degrado era che i cittadini si riappropriassero del parco frequentandolo — era il 2010, e aveva ragione, ma a noi è sembrata solo propaganda. Rucco ha provato con le ordinanze e il presidio. Possamai ha investito nella recinzione e nella squadra antidegrado, e i risultati si vedono — ma solo dalla parte dove è stata messa la recinzione. Tre stagioni politiche diverse, tre approcci diversi, stesso problema che si sposta di qualche metro e ricomincia.
Non è colpa di questo o quel sindaco. È che Campo Marzo richiede una cura continua, finanziata, strutturale — non a campagna elettorale, non a stagione, non a metà parco.

Adesso arriva il nuovo cavaliere bianco, un brand di pizza e panificati con punti vendita in tutta Italia e nel mondo. Restyling completo, cambierà l’immagine, cambierà la percezione del locale. Prima dell’autunno, forse.
Speriamolo, Moresco. Davvero. Ma nessun ristorante sopravvive a lungo in un posto dove i genitori hanno paura di portare i bambini al pomeriggio. Nessuna caffetteria regge se la clientela naturale — i vicentini del quartiere, le famiglie, i turisti di passaggio dalla stazione — percepisce quell’area come un posto da attraversare in fretta, non da abitare con calma.
La vera sfida non è trovare il gestore giusto. È completare quello che è già stato cominciato. La recinzione c’è. Il modello funziona. Manca solo il coraggio di estenderlo anche dalla tua parte.
A pochi metri, caro Moresco, c’è già la risposta.
Basterebbe attraversare il parco per andarla a prendere.​​​​​​​​​​​​​​​​

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