di Arrigo Abalti · Settembre 27, 2025
Dal dopo-Zaia alle prossime regionali, Confindustria chiede una rotta chiara: il Veneto non può più vivere di rendita e di slogan, servono scelte coraggiose e una visione che vada oltre le urne
Confindustria Veneto ha lanciato un appello che suona come una sentenza: «Serve una visione a lungo termine». Ma in Regione sembra che nessuno abbia voglia di ascoltarlo. Tutti presi dal piccolo cabotaggio elettorale, dalle liste da chiudere e dai nomi da piazzare, mentre il futuro del Veneto resta senza regista.
Per quindici anni Luca Zaia ha incarnato un modello: rassicurante, popolare, pragmatico. Ma il modello, col passare del tempo, si è trasformato in un eterno presente, dove la manutenzione del consenso ha sostituito la programmazione del futuro. E ora che si avvicina il dopo-Zaia, la domanda è inevitabile: chi, tra i possibili eredi, ha davvero il coraggio di disegnare un Veneto tra vent’anni, e non solo tra due mesi?
Intanto le autostrade si intasano, i treni arrancano, gli ospedali perdono pezzi e i giovani volano altrove. E la Regione, anziché affrontare i nodi, preferisce celebrare i successi passati, come un’azienda che vive di vecchi bilanci senza accorgersi che la concorrenza l’ha già sorpassata.
Il Veneto è ancora la locomotiva del Nordest, ma corre a vista, senza binari che indichino la direzione. Le imprese chiedono strategia, continuità, scelte coraggiose. La politica regionale risponde con silenzi e slogan.
Il dopo-Zaia si avvicina, e l’impressione è che nessuno stia pensando al domani. Come se il futuro fosse un lusso che il Veneto non può permettersi. Ma il futuro arriva sempre, anche quando non lo si programma. E allora la vera sfida per i prossimi candidati non sarà raccogliere l’eredità del governatore: sarà dimostrare di avere finalmente una visione.



