Doccia scozzese sul Tribunale

di Arrigo Abalti · Luglio 28, 2025

Bassano si inaugura. Vicenza si arrangia. A meno che…..

 

 

A Bassano del Grappa hanno trovato la giustizia. Era sotto un nastro tricolore, stretta tra due sorrisi e tre telecamere. L’hanno scartata come fosse un regalo di compleanno: eccolo, il nuovo tribunale. La giustizia di prossimità. Il ritorno al territorio. La vendetta dei Distretti. I comunicati stampa si sono moltiplicati, Zaia parlava come se avesse fondato Strasburgo, e Ostellari prendeva appunti. Il centrodestra era felice.

Poi, qualcuno, con il vizio della precisione, ha letto il testo del decreto. E lì è arrivata la doccia scozzese. Non di quelle che rinfrescano. Di quelle che ti gelano le promesse. Perché c’è scritto, nero su bianco, che per far funzionare i nuovi tribunali – come quello di Bassano – si useranno le risorse dei tribunali già esistenti.

Vicenza compresa. Anzi: soprattutto Vicenza.

E così la giustizia, che doveva essere più vicina, diventa un gioco di prestigio: da una parte si inaugura, dall’altra si svuota. Da Bassano si parte, ma da Vicenza si toglie.

A Vicenza intanto piove dentro il tribunale. Mancano magistrati, manca personale, manca molto e i numeri sono in rosso pesante. Manca un comunicato entusiasta per dire che va tutto bene. Ma qui nessuno lo scrive. Perché nessuno ha niente da inaugurare. E non c’è nulla da festeggiare.

Il problema non è solo la contraddizione tra quello che si dice e quello che si fa. Il problema è che tutto questo lo fa lo stesso governo. Lo stesso partito. Gli stessi uomini. È un monologo a più voci. Una sinfonia stonata. E non serve l’opposizione: bastano i documenti ufficiali.

Però c’è ancora un foglio bianco. Il DDL, per ora, è solo approvato in Consiglio dei Ministri, non votato dal Parlamento. E lì — nel palazzo con meno pioggia e più margini — ci sarebbe ancora tempo per rimediare. La delegazione veneta del centrodestra è forte. Ha i numeri. Ha il dovere. Perché o si trovano risorse nuove, oppure si stanno solo redistribuendo le carenze. In fondo una correzione in aula aiuterebbe a pensare che il buon senso riesca ancora a prevalere sul marketing un tanto al chilo.

Oppure si può anche far finta di nulla. Si può continuare a dire che “nessuno perderà nulla”. Ma Vicenza, nel frattempo, ha già perso qualcosa: l’illusione che basti essere della stessa parte per avere le stesse risposte. Perché il tribunale non si difende con i proclami, ma con le firme. E qui, per ora, l’unica firma leggibile è quella sotto un comma che toglie per dare.

Il resto è solo plastica cerimoniale.

 

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