Fate bene Fratelli

di Arrigo Abalti · Luglio 27, 2025

Mentre Roma litiga e Venezia tergiversa, Fratelli d’Italia mette la quarta: la provincia più meloniana del Veneto è già in campagna elettorale

 

Nel centrodestra veneto si litiga, si tergiversa, si gioca a Risiko con le candidature: chi sarà il candidato presidente? Sarà Stefani? Sarà De Carlo? Speranzon o Conte? O De Berti così accontentiamo Zaia? Sarà qualcun altro? Intanto, mentre Roma e Venezia si scambiano veti come figurine Panini, Vicenza ha già acceso i motori. E Fratelli d’Italia ha ingranato la quarta.

Perché se c’è un territorio dove la destra meloniana non aspetta le decisioni del tavolo nazionale ma le impone con i numeri, è proprio la provincia vicentina. E qui c’è un dato che nessuno racconta abbastanza – forse perché fa male, forse perché dice la verità nuda e cruda: alle ultime Europee Vicenza è stata la provincia dove FdI ha ottenuto la percentuale più alta di tutto il Veneto. Altro che Venezia, altro che Verona. Vicenza è la roccaforte della Meloni. Il suo laboratorio. Il suo Arizona.

E allora, mentre la Lega rinuncia alla Lista Zaia – che avrebbe portato voti ma anche l’umiliazione di vedersi superata dal suo stesso governatore – Fratelli d’Italia mette in campo la cavalleria pesante. Nove candidati già pronti, tra cui alcuni big nazionali e molte sorprese locali. Una squadra che non aspetta l’ordine d’attacco: è già in marcia, santino in mano e slogan in bocca. E per non sbagliare ne prepariamo undici, dodici, perché si sa, all’ultimo momento qualche sorpresa o qualche nome imprevisto, arriva.

E allora andiamo a vedere chi sono…

Joe Formaggio, consigliere uscente, è il primo della lista: popolare, instancabile, con la capacità rara di parlare a mondi diversi senza sembrare fuori posto. O talmente fuori posto che non fa sconti a nessuno. E’ l’uomo degli eccessi. Ha già le sue facce sui giornali e i suoi cartelli nelle strade. Obiettivo dichiarato: stare tra i più votati dell’intera regione. Spoiler: può farcela.

Francesco Rucco, invece, ha fatto le cose in grande stile. Da mesi campeggia ovunque con i suoi 6×3: “Animo vicentino, futuro veneto”. Non è uno slogan, è una candidatura da assessore con investitura incorporata. Giovine e Donazzan lo hanno già benedetto, e lui – ex sindaco del Capoluogo, dove conta di fare il pieno, ora pretendente – marcia come se Palazzo Ferro Fini fosse casa sua.

Poi c’è Sergio Berlato, il Cincinnato che zappa e aspetta. Nei video lo vediamo tra i boschi del rifugio Barricata, come se fosse in pensione da sé stesso. Ma chi conosce il copione sa che quella è solo la scena d’attesa: Berlato non si ritira, rientra. E con lui, una macchina elettorale che funziona a occhi chiusi dal 1990.

Andrea Nardin, invece, gioca a fare l’intellettuale beat: racconta il suo cammino di Compostela tra i confini vicentini, una sorta di diario esistenziale con inserti di amministrazione locale. Ma dietro il volante, tra una riflessione e l’altra, costruisce consenso come un geometra elettorale.

E poi Francesco Gonzo, sindaco di Isola Vicentina, già in campo con cene e incontri territoriali. Silenzioso, ma metodico. Sta costruendo mattone su mattone con base nel suo comune dove ha vinto per tre volte consecutive, com’è nel suo stile. L’obiettivo non è solo l’elezione: è il peso politico che ne deriva.

La mina vagante? Ha un nome e un cognome: Giampaolo Furia. Imprenditore dell’Alto Vicentino, volto nuovo ma con postura da veterano. È già sceso in campo con immagini curate, messaggi chiari e un’estetica da comunicatore esperto. Se entra in lista, dovrà togliere il posto a qualcuno. E lo sanno anche quelli che oggi fanno finta di non conoscerlo.

Sul fronte femminile, Elena Pavan, ex sindaco di Bassano e transfuga leghista, è ormai a tutti gli effetti un volto meloniano, sponsorizzata da Donazzan e ben introdotta nei circuiti che contano. Giulia Sottoriva, principessa delle doppiette e presidente dell’ACV, è la longa manus di Berlato nel campo femminile. Teresa Sperotto, sindaca di Fara, ha il profilo perfetto per affiancare il mondo amministrativo che fa capo a Nardin. Infine, Maria Cristina Franco e Cristina Zanini, due nomi con solidità territoriale e margine di crescita.

Il risultato? Una lista compatta, aggressiva, radicata, che ha capito prima degli altri che la campagna vera si gioca qui e ora. Non nei comunicati stampa da cabina di regia, ma nei mercati, nei comitati, nelle pagine social e nei caffè delle 7.30.

E la Lega? In conclave con la voglia di rimonta. Senza lista Zaia deve trovare un nuovo racconto. Sospesa tra un candidato da scegliere e un passato da rimuovere. Mentre a Vicenza Fratelli d’Italia ha già preso il testimone, lo ha infilato nella staffetta, e corre da sola.

Dunque no, la vera domanda non è chi sarà candidato presidente, né chi avrà il bollino da Roma o la benedizione da Venezia. La domanda vera è: chi, oggi, sta già facendo politica mentre gli altri aspettano di farla?

Perché se è vero che il potere logora chi non ce l’ha, a Vicenza si è capito qualcosa di ancora più brutale: il potere logora chi non lo fa.

E Fratelli d’Italia, da queste parti, lo sta già facendo. Senza attendere nessuno. Nemmeno le decisioni.

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