di Arrigo Abalti · Dicembre 3, 2025
Un podio cittadino, una provincia che non fa da comparsa
A Vicenza città e nella sua provincia la scuola non è soltanto un servizio: è una mappa, un codice genetico. E quando arriva Eduscopio, quella mappa si illumina. Mostra differenze, conferme, piccoli scarti che raccontano molto più di quanto sembri. Perché la città ha la sua tradizione, la provincia la sua tenuta. E insieme compongono un sistema che, numeri alla mano, appare sorprendentemente coerente.
Il podio — Quadri, Corradini, Trissino — è già una fotografia: un liceo cittadino in testa, seguito da due scuole della provincia. La città guida, la provincia tiene il passo. Ma non è una competizione: è un dialogo. Vicenza fornisce la punta, la provincia la struttura. E il risultato è un triangolo che regge, con una tenuta che pochissimi territori italiani possono permettersi.
In città, il Quadri e il Pigafetta restano due poli culturali riconosciuti: il primo per la solidità scientifica, il secondo per la tradizione classica che resiste, anno dopo anno, in un contesto dove il ragionamento matematico sembra dominare. Il Santa Boscardin e il De Pretto completano il quadro, rappresentando la componente tecnica che nelle aree urbane fa da contrappeso naturale ai licei.
Ma basta uscire dalle mura per vedere come la provincia non resti affatto a guardare. Thiene, Valdagno, Schio, Noventa, Arzignano: ognuno porta un tassello. Il Corradini brilla nelle scienze applicate, il Trissino conferma la qualità del suo tradizionale, il Tron di Schio si posiziona con autorevolezza, e l’area della Bassa — spesso considerata periferica — trova nel Masotto un presidio formativo di livello. Arzignano piazza il suo Leonardo da Vinci, a dimostrazione che anche i distretti fortemente produttivi stanno investendo sulla qualità scolastica come parte integrante del proprio futuro.
La differenza più evidente tra città e provincia non è nei risultati, ma nelle vocazioni. Vicenza tende a concentrare licei storici e indirizzi tecnici più strutturati; la provincia sparge eccellenze diffuse, spesso legate a tradizioni territoriali radicate. Il risultato è una distribuzione dell’offerta educativa che non crea poli isolati, ma un sistema a rete: ogni area ha la sua scuola di riferimento, ogni famiglia la possibilità di un percorso formativo di qualità senza dover attraversare mezza regione.
Il confronto, insomma, non restituisce una città egemone e una provincia inseguitrice. Restituisce un territorio che riesce — forse senza averlo programmato esplicitamente — a bilanciare le competenze. La città produce i vertici, la provincia costruisce la profondità. La città garantisce continuità, la provincia garantisce radicamento. È un equilibrio raro, che spiega perché le classifiche vicentine, più di altre, sembrino sempre raccontare un ecosistema e non un podio.
In fondo, Eduscopio non premia solo la scuola migliore. Premia le comunità educative che sanno tenere. E Vicenza — città e provincia insieme — dimostra che, almeno su questo terreno, il capitale umano rimane la sua risorsa più preziosa.
E che la distanza tra piazza dei Signori e l’ultima valle della provincia, almeno nella qualità dell’istruzione, è ormai molto meno lunga di quanto suggerisca una carta geografica.



