Cambi in vista in FdI veneto

di Redazione · Novembre 30, 2025

In FdI voci insistenti di sostituzioni al vertice dei meloniani. Silvio Giovine e Raffaele Speranzon in pista per il dopo – De Carlo

 

In Veneto i cambiamenti non arrivano mai all’improvviso: arrivano quando è chiaro a tutti che è già tardi. E infatti, mentre la politica si lecca le ferite del voto, la vera notizia è una sola: Fratelli d’Italia si prepara a cambiare guida regionale. Sostituzione, commissariamento, traghettatore: chiamatelo come volete.

Il succo è semplice: dopo De Carlo, arriveranno Speranzon o Giovine. La dinamica, raccontano da più parti, è maturata in silenzio. Non servono processi: bastavano i risultati. Perché la campagna elettorale in Veneto non ha avuto il protagonismo che ci si aspettava dal primo partito italiano. Non c’era una narrazione, non c’era un ritmo, non c’era nemmeno quell’identità grafica che distingue un partito da una comparsa.

E il dettaglio più doloroso è quello che resta tra le righe ma pesa come un macigno: via della Scrofa aveva messo a disposizione un’intera agenzia per la propaganda in Veneto. Una macchina professionale pronta a far brillare il Veneto. Una Ferrari politica. Spenta. Non è uscito un manifesto, un claim, un’immagine che fosse una. Il Veneto ha visto tutto, tranne la campagna. L’UDC, che ha il 2% si è visto di più sui muri e sulle plance.

Poi è arrivata Elena Donazzan, che in un’intervista al vetriolo ha detto ciò che altri non osavano neppure sussurrrare: la stagione è finita. Una stilettata sotto il tavolo, precisa come una firma notarile, che ha tolto al partito l’ultimo alibi. Da lì si è capito che il cerchio si stava chiudendo.

Ora il dopo ha due volti.

Raffaele Speranzon, senatore veneziano, il nome più vicino alla Premier, il profilo che garantisce disciplina di linea e un collegamento diretto con Roma. E Silvio Giovine, deputato vicentino e coordinatore provinciale di FdI berica, radicato, uno che in Veneto ci vive politicamente metro per metro, cresciuto con Elena Donazzan e molto vicino al ministro Adolfo Urso. L’alternativa che punta sul territorio più che sul centro.

La linea è tracciata: serve un traghettatore, dicono. Ma in realtà serve molto più di un traghettatore. Serve una persona che ricostruisca l’immagine del partito, ricompatti gli eletti, dia una direzione. Il commissario non è un simbolo di debolezza: è un riconoscimento della necessità.

Chi arriverà troverà una regione che non aspetta, che non concede seconde chance e che non perdona l’assenza di narrazione. E in un paradosso tutto veneto, la soluzione è più semplice del problema: basterebbe che il partito si accendesse davvero. Perché il verdetto delle urne è stato eloquente: quando FdI non racconta, il Veneto ascolta altrove.

Ora tocca a Speranzon o a Giovine. Loro dovranno fare ciò che la campagna non ha fatto: ridare voce, presenza e identità al Veneto che pretende di essere visto, non solo contato.

CONDIVIDI SU

[wpzoom_social_icons id="12577"]