Eccellenza sarà lei

di Arrigo Abalti · Settembre 6, 2025

Mentre l’assessore Lanzarin celebra il “modello veneto”, gli imprenditori fotografano crepe profonde nella sanità pubblica

 

La sanità come unica infrastruttura

C’è un Paese che parla di alta velocità, di intelligenza artificiale, di metaverso. Poi c’è un Veneto di artigiani che alza la mano e dice: scusate, ma prima della banda larga ci serve un medico che risponda, un pronto soccorso che funzioni, un ospedale in cui non si debba aspettare mesi per una visita.

Confartigianato ha chiesto a seicento piccoli imprenditori cosa desiderino dalla politica. Non sgravi fiscali (anche se sette su dieci li invocano), non meno burocrazia (che pure strozza metà di loro), non perfino più personale formato. Al primo posto, con la forza di una verità elementare, hanno messo la sanità pubblica. La vera infrastruttura del Paese.

Colpisce soprattutto il dato generazionale: più sei giovane, meno credi nel futuro. Tra gli under 40 un artigiano su due vede nero. Non per il Veneto, che continua a essere percepito come un argine, ma per l’Italia e per l’Europa, lontane e distratte. La fiducia crolla sui partiti, resiste un po’ nelle amministrazioni locali, si aggrappa ancora – sorprendentemente – ai corpi intermedi, alle associazioni di categoria, a chi ha l’orecchio vicino al banco di lavoro.

E qui emerge la più grande incongruenza: mentre l’assessore regionale alla Sanità continua a sbandierare l’eccellenza del sistema, i dati fotografano tutt’altro. Se fosse davvero eccellente, gli artigiani non avrebbero motivo di preoccuparsi, né di indicare la sanità come priorità assoluta. È il paradosso veneto: si celebra un modello che, visto dal basso, mostra crepe profonde.

La politica nazionale e comunitaria, invece, resta un rumore di fondo. Un giovane falegname, un idraulico, una sarta non chiedono grandi visioni: chiedono che se si rompono un braccio non debbano scegliere tra l’ospedale pubblico intasato e il privato inaccessibile. Che se si ammalano non si ammalino anche i loro conti correnti.

Gli artigiani veneti non cercano slogan, ma cure. Non chiedono miracoli, ma diagnosi e terapie. Forse, tra una promessa di crescita e una riforma mai arrivata, dovremmo tutti ricordarci che il futuro si costruisce non solo con le infrastrutture che attraversano il territorio, ma con quelle che abitano dentro di noi. E la sanità pubblica, più di una strada o di un ponte, è l’unica infrastruttura che tiene insieme il corpo fragile di un Paese.

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