Gettoni di… salute

di Arrigo Abalti · Agosto 8, 2025

Il Ministro Schillaci vuole spegnere il bancomat dei medici a chiamata. In Veneto, invece, il gettone è diventato la moneta corrente della sanità. Lanzarin? Conta i buchi, non i pieni

 

Schillaci vuole spegnere il bancomat dei medici a chiamata. In Veneto, invece, il gettone è diventato la moneta corrente della sanità. Lanzarin? Conta i buchi, non i pieni.

Un miliardo di euro. È la cifra che ogni anno il Servizio sanitario nazionale spende per comprare ore di medici “a gettone”: anestesisti, ortopedici, urgentisti, spesso sconosciuti al reparto fino a cinque minuti prima di indossare il camice. Con quei soldi, ricorda il Sole 24 Ore, si potrebbero assumere diecimila professionisti stabili . Ma in corsia, ormai, è più facile affittare un medico che trovarne uno disposto a firmare un contratto a tempo indeterminato.

Il Ministro Orazio Schillaci non ama le mezze frasi. “L’eccezione è diventata sistema” , ha detto. Il gettonista era nato per coprire emergenze: un turno notturno in pronto soccorso, un intervento urgente, un reparto sguarnito per ferie o malattia. Oggi, invece, è diventato la spina dorsale di interi ospedali. E il Veneto, che ama raccontarsi come “modello” di efficienza, è stabilmente sul podio per spesa pro capite in gettoni.

Nel 2024, una Ulss veneta ha speso 11,2 milioni di euro in incarichi esterni. In certi pronto soccorso, il 40% dei turni è coperto da medici a gettone. Tariffe: 80-100 euro l’ora, con punte di 120 nei reparti più critici. Il risultato è una continuità di cura ridotta al minimo, follow-up inesistente, équipe frammentate. Pazienti che vedono un volto nuovo a ogni turno e medici che il giorno dopo sono già altrove.

L’assessora regionale alla sanità, Manuela Lanzarin, governa il settore da tre legislature. Conosce ogni alibi: pensionamenti, Covid, tetti di spesa nazionali. Tutto vero. Ma manca la parte che non si dice: il Veneto ha tirato il freno sulle assunzioni confidando che la rete ospedaliera potesse reggere “flessibilmente”. La flessibilità, però, è diventata precarietà strutturale. E quando la toppa del gettonista non basta più, si ricorre al “piano B”: reclutare medici stranieri senza titoli riconosciuti in Italia. Una misura straordinaria e molto discussa, che qui è stata sdoganata come normalità. Tradotto: meglio aprire i reparti a professionisti non ancora pienamente abilitati che affrontare alla radice il problema della carenza strutturale.

Schillaci, a differenza di molti suoi predecessori, ha deciso di toccare il nervo scoperto. Dal 2026 introdurrà limiti drastici al ricorso ai gettonisti, incentivi alle assunzioni stabili e penalità per le aziende che usano l’escamotage come scorciatoia. Per il Veneto, dove interi reparti vivono di personale a gettone, significa dover trovare soluzioni vere. E in fretta.

Il gettonista è una toppa comoda ma cara. Il medico straniero senza titoli riconosciuti è una toppa ancora più rischiosa: costa meno, ma può costare molto di più in fiducia dei pazienti e standard di cura. Finché il gettone sarà più appetibile di un contratto e la toppa più veloce della riforma, il sistema pubblico resterà un’asta al ribasso, dove vince chi paga di più, non chi cura meglio.

Comprare ore di lavoro come si compra acqua minerale, sapendo che quella del rubinetto ce l’abbiamo già pagata ma non ci preoccupiamo di renderla buona, è una scelta. E come tutte le scelte, ha un prezzo. In Veneto, oggi, questo prezzo si misura in gettoni d’oro e in soluzioni d’emergenza improvvisate. Domani rischia di misurarsi in fiducia persa e in pazienti che, di fronte a un volto nuovo a ogni turno, iniziano a chiedersi: chi mi sta curando, e fino a quando?

 

GETTONISTI IN VENETO

💰 Spesa nazionale: ~1 miliardo €/anno per prestazioni a gettone

👨‍⚕️ Assunzioni equivalenti: 10.000 medici a tempo pieno

💰 Veneto (2024): oltre 60 milioni di euro complessivi stimati

📅 Copertura turni: fino al 40% in PS con medici a gettone

💵 Tariffe: 80-100 €/ora (picchi fino a 120 €)

⏳ Durata incarichi: da 1 turno a 2 settimane – rotazione continua

⚠️ Impatto clinico: minore continuità assistenziale, alta frammentazione delle équipes

 

LE TRE MOSSE DI SCHILLACI (dal 2026)

1️⃣ Limiti ai gettonisti

  • Tetto massimo per ogni azienda sanitaria.
  • Penalità sui trasferimenti regionali per chi sfora.

2️⃣ Incentivi alle assunzioni stabili

  • Più margini di spesa per contratti a tempo indeterminato.
  • Premi alle Regioni che riducono i gettoni sotto il 10% entro il 2028.

3️⃣ Stop nei reparti critici

  • Divieto di usare gettonisti in Pronto Soccorso, rianimazioni e emergenza-urgenza oltre la soglia minima.
  • Obbligo di piani di continuità assistenziale certificati.

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