Giochiamo a nascondino

di Arrigo Abalti · Novembre 28, 2025

Mentre la città alle Regionali vota per il Centrodestra,  i leader locali tacciono: tra silenzi strategici e retroscena, spunta l’ombra di un patto di desistenza con Possamai

 

A Vicenza il centrodestra ha fatto alle Regionali, il 57%. Una maggioranza bulgara, una di quelle cifre che in politica fanno scattare due cose: le conferenze stampa e l’arroganza – che nel Centrodestra non mancano -.

E invece niente. Nessun proclama, nessuna fanfara, neanche una foto col bicchiere di prosecco.

Il centrodestra vicentino ha vinto in città e si comporta come se dovesse chiedere scusa. Perché?Perché quel 57% è un numero che rompe i piani. E i piani, a Vicenza, erano già scritti da mesi nei retrobottega, nei corridoi e nelle chat mute: alle prossime comunali deve vincere Possamai. Punto. Il resto è rumore. E allora il risultato delle regionali diventa un incidente diplomatico.

Come se gli elettori — distratti, ingrati — non avessero ricevuto la velina: “mi raccomando, non votate troppo centrodestra in città, che poi s’incasina la narrazione”. A pensar male si fa peccato, ma questa volta serve solo un minimo di raziocinio per capire cosa sta succedendo.

Gira voce — e le voci, a Vicenza, non girano mai per caso — che qualcuno nel centrodestra, qualcuno di molto influente, abbia già apparecchiato con Possamai un patto di desistenza. Una cosa alla vicentina, gentile, riservata, elegante: “Tu governaci due mandati tranquillo, noi ti candidiamo quello che deve perdere. Poi, quando hai finito, tocca a noi.” Uno scambio alla vecchia maniera, come se il Comune fosse una polizza assicurativa, un turno di lavoro da rispettare: due giri a te, poi due giri a noi. Gli elettori? Un dettaglio. La città? Un accessorio. Il risultato elettorale? Una variabile fastidiosa. E così si spiega tutto. Il centrodestra che ha in mano il 57% e lo tratta come se fosse materiale radioattivo. Le bocche cucite. Gli occhi bassi. Il timore di alzare la voce, perché festeggiare significherebbe rompere il patto. E rompere il patto — si sussurra — significherebbe rischiare la guerra interna, le candidature scomode, le primarie non desiderate, le vendette da corridoio.

Meglio tacere. Meglio fingere che il 57% non sia successo. Meglio recitare la parte dei perdenti in anticipo, così Possamai governa sereno e il centrodestra non deve assumersi l’onere di trovare un candidato vero, competitivo, non di cartone. Meglio dire in privato ciò che nessuno osa dire in pubblico:“Abbiamo già deciso che la prossima volta perdiamo.”

Nel frattempo Possamai, che questo copione l’ha capito meglio di tutti, fa il Possamai: dialoga, ringrazia, sorride, tende la mano. Recita la parte del sindaco istituzionale mentre guarda — con un certo divertimento — il centrodestra che affoga nel proprio silenzio, come se la vittoria fosse una colpa.

Vicenza, intanto, ha parlato chiarissimo: la città vota centrodestra alle regionali. Ma il centrodestra risponde con un mormorio: “shhhh, non disturbate”.

E allora la domanda finale non è politica ma metafisica: che valore ha una vittoria, se chi l’ha ottenuta preferisce nasconderla per non scomodare gli accordi sottobanco?

A pensar male si fa peccato, sì. Ma a Vicenza, questa volta, sembra più una confessione.

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