Giovani, carini e….inattivi

di Arrigo Abalti · Settembre 1, 2025

L’ISTAT ci consegna una fotografia dell’Italia su occupati, disoccupati e, soprattutto, inattivi

 

A luglio 2025 il mercato del lavoro ci ha regalato un sudoku statistico: aumentano gli occupati, diminuiscono i disoccupati e — rullo di tamburi — crescono pure gli inattivi. In pratica, c’è chi lavora, chi non lavora e chi ha deciso di smettere persino di cercare: il famoso “né carne né pesce”, che da noi diventa categoria ufficiale.

Gli occupati toccano quota 24 milioni e passa, il tasso di disoccupazione scende al 6%, quello giovanile al 18,7%. Risultati che non si vedevano da prima che i social ci spiegassero che esistono lavori come “content creator del nulla”. Un trionfo, insomma.

Ma dietro la medaglia scintilla l’altra faccia: crescono i dipendenti stabili, calano gli autonomi, aumentano le donne e i giovani che smettono di provarci. Il Paese produce più “posti fissi” e contemporaneamente più rinunce. È come se stessimo vincendo la partita 2-0 ma metà squadra fosse già rientrata negli spogliatoi.

I numeri sorridono, i grafici migliorano, i politici si preparano a intestarsi il merito. Ma la verità è che a crescere, più di tutto, è la categoria degli scoraggiati. E se il lavoro torna, ma la voglia di lavorare se ne va, allora forse non è il tasso di disoccupazione a preoccuparci. È il tasso di disillusione.

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