Hasta la lista

di Arrigo Abalti · Febbraio 15, 2026

Schillaci mette in campo Cup unificati, ambulatori serali, ticket nel privato e controlli sull’intramoenia. Il messaggio alle Regioni: ora si governa o si risponde dei numeri

 

 

Il cambio di fase che il ministro della Salute prova a imprimere non è solo tecnologico. È politico e organizzativo. Dopo la denuncia dei tempi monstre – fino a diverse centinaia di giorni per alcune prestazioni – la strategia si sposta su ciò che finora è rimasto sullo sfondo: l’ingranaggio quotidiano che produce quelle attese.

Orazio Schillaci, proprio in queste ore, rivendica il nuovo sistema nazionale di monitoraggio come architrave. La piattaforma consente di tracciare ogni prestazione per singola struttura, incrociando tempi, volumi, intramoenia e agende. Ma il punto non è solo sapere. È intervenire.

La leva dei Cup unificati

Uno degli snodi meno raccontati è quello dei Cup regionali. L’unificazione delle centrali di prenotazione – integrando disponibilità pubbliche e del privato accreditato – è la chiave per evitare che agende “invisibili” restino fuori dal sistema. Addio quindi ai galleggiamenti che erano stati usati anche in Veneto.

In alcune Regioni il processo è completato, in altre è in corso. Per il ministro è una condizione essenziale: senza una regia unica delle prenotazioni, la trasparenza resta parziale e il cittadino continua a muoversi in un labirinto. La sfida è fare in modo che ogni slot disponibile, anche nel convenzionato, sia intercettato dal sistema pubblico.

Intramoenia e agende chiuse

L’altro fronte è quello dell’attività libero-professionale. La norma è chiara: l’intramoenia non può superare l’attività istituzionale. E le agende chiuse sono vietate. La piattaforma consente di verificare scostamenti e anomalie. Fine della ricreazione di lusso per molti medici che avevano attività prevalenti in libera professione all’interno dei nostri ospedali e con i pazienti che pagavano due volte – come ha denunciato su Data Room,  Milena Gabanelli  -.

Schillaci insiste su un punto: non servono nuove leggi. Serve che i direttori generali esercitino fino in fondo la loro responsabilità, arrivando – se necessario – alla sospensione dell’attività libero-professionale. La vigilanza ministeriale, anche con il supporto dei Nas, si concentra sui casi più critici.

Il sottotesto politico è evidente: la gestione aziendale diventa il terreno su cui si misurerà la credibilità delle Regioni.

Il diritto al ticket nel privato

Un altro capitolo che il ministro rilancia riguarda il diritto del cittadino, in caso di superamento dei tempi massimi, a ottenere la prestazione nel privato accreditato o in intramoenia pagando solo il ticket.

La norma esiste, ma l’applicazione è a macchia di leopardo. Alcune Regioni hanno attivato percorsi dedicati, altre no. Il ministero annuncia una campagna di comunicazione per rafforzare la consapevolezza dei diritti e promette interventi tempestivi in caso di segnalazioni.

È un passaggio delicato: trasformare una previsione normativa in pratica diffusa significa incidere sui rapporti tra pubblico e convenzionato e riequilibrare l’accesso.

Ambulatori serali e weekend

Sul piano organizzativo, la leva è l’estensione degli orari. Aperture serali e nei fine settimana, con incentivi economici per medici e infermieri, sono indicate come strumenti immediati per aumentare l’offerta.

Il Piemonte viene citato come esempio: oltre 250 mila visite erogate fuori orario nel 2025, con un piano già programmato per il 2026. L’obiettivo è replicare il modello dove le liste sono più lunghe, utilizzando le risorse già stanziate.

Poteri sostitutivi, ma non subito

Resta sullo sfondo l’ipotesi dei poteri sostitutivi. Schillaci li definisce un’extrema ratio. La linea ufficiale è quella della collaborazione con le Regioni. Ma il fatto che i dati siano ora pubblici e comparabili cambia l’equilibrio: la pressione politica aumenta.

Dopo anni in cui le liste d’attesa sono state una criticità cronica, la scommessa del ministero è spostare il baricentro sulla responsabilità gestionale. Cup integrati, controlli sull’intramoenia, diritto al ticket nel privato, ambulatori aperti oltre l’orario standard: la cassetta degli attrezzi è definita.

La differenza la farà l’attuazione. Perché con numeri tracciabili e strumenti operativi, la stagione degli alibi rischia di chiudersi.

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