I giovani vecchi

di Redazione · Novembre 3, 2025

Hanno trent’anni, parlano come settantenni e sognano il cambiamento purché non cambi nulla. È la nuova generazione politica del Veneto: giovane solo nel curriculum

 

In Italia non si diventa vecchi: si nasce già stanchi.

La giovinezza dura il tempo di una candidatura, poi arriva la carriera — che da noi è la forma più educata della rassegnazione.

Oggi la politica è piena di trentenni che parlano come il manuale Cencelli e di quarantenni che si credono statisti perché hanno fatto un corso di leadership. Il futuro lo promettono, ma non lo rischiano. E infatti il loro motto preferito è un capolavoro d’immobilismo: “discontinuità nella continuità”.

Un ossimoro così perfetto che dovrebbe essere inciso sulle porte dei consigli comunali. È la frase magica dei giovani che temono la mossa sbagliata, quella che potrebbe rovinare la carriera, spegnere un faro o interrompere un applauso.

Così, mentre fingono di rompere, si accomodano. E in pochi mesi imparano la più antica delle arti italiane: la prudenza che salva la poltrona.

Nel Veneto, dove il cambiamento è sempre “in corso d’opera”, il fenomeno è quasi scientifico. A ogni stagione spuntano i “volti nuovi”, rigorosamente con curriculum, sorriso e promessa di ascolto. Poi apri i programmi e trovi lo stesso menù di sempre: impresa, famiglia, sicurezza, territorio. Tutto condito da quel linguaggio grigio che sa di verbale di giunta.

Vicenza ne è il laboratorio perfetto: città dove ogni generazione politica promette il futuro, ma finisce per imitare il passato, solo con un social in più e un entusiasmo in meno. Qui il ricambio è sempre annunciato, mai avvenuto.

La verità è che la giovinezza, da noi, è una patina: si applica come un filtro Instagram per sembrare moderni, ma sotto resta la stessa foto in bianco e nero.

Fuori, invece, ci sono i giovani veri. Quelli che lavorano, studiano, inventano, resistono. Non chiedono di entrare in politica, chiedono che la politica esca finalmente dal museo.

Ma non succede, perché la giovinezza vera non si fotografa, non si pianifica e soprattutto non si controlla.

E allora si preferiscono i giovani vecchi: prevedibili, gestibili, rassicuranti.

Quelli che sanno già come si fa a non cambiare niente — ma con aria moderna.

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