Il cambio della guardia

di Arrigo Abalti · Luglio 21, 2026

 

Alcuni cambi al vertice passano inosservati, altri arrivano nel momento esatto in cui servono. Quello di Ater Vicenza è il secondo tipo. Il 15 luglio il Consiglio regionale ha chiuso quindici anni di guida leghista e affidato la presidenza a Vincenzo Forte, di Fratelli d’Italia; alla vicepresidenza arriva Milena Cecchetto, della Lega, per dieci anni sindaco di Montecchio Maggiore ed ex consigliere regionale; completa il cda Luca Cortese, in rappresentanza della minoranza. Una squadra nuova, insediata proprio mentre a Roma prende forma un Piano casa da dieci miliardi che promette, per la prima volta, di finanziare esattamente il problema che anche Vicenza si trascina da anni: settecento alloggi popolari sfitti perché da ristrutturare, duemila famiglie ferme in lista d’attesa.

Non è retorica chiamarlo un piccolo PNRR: la logica è la stessa. Un fondo nazionale, un commissario, bandi con criteri tecnici e scadenze, enti locali chiamati a presentarsi pronti — con i progetti, non con le intenzioni. Chi arriva prima e meglio preparato prende le risorse; chi aspetta la classifica finale con dieci alloggi ristrutturati e un migliaio in lista.

Per questo la prima agenda della nuova Ater non dovrebbe assomigliare a un discorso di insediamento, ma a una checklist. Ne proponiamo una, pubblica, verificabile:

1. Presentarsi già pronti al tavolo del Commissario straordinario. La legge prevede che il recupero del patrimonio popolare (970 milioni fino al 2030) sia definito insieme agli enti gestori. Vicenza dovrebbe arrivare con l’elenco dei settecento alloggi già diviso per priorità e costo, non aspettare che sia Roma a chiederlo.

2. Preparare i fascicoli per il Fondo Housing Coesione. Da settembre Invimit accetterà le candidature degli immobili da recuperare, selezionati su sostenibilità, rendimento atteso, tempi di realizzazione e conformità procedurale. Sono criteri tecnici, si possono soddisfare in anticipo: chi arriva a settembre con le carte in ordine parte con mesi di vantaggio su chi comincia da zero.

3. Coordinarsi con il Comune di Vicenza e gli altri 77 Comuni convenzionati. I 4,8 miliardi di rigenerazione urbana passano da avvisi riservati ai Comuni, non da Ater direttamente. Senza un tavolo comune tra ente e sindaci, quella parte del piano rischia di restare fuori portata.

4. Comunicare pubblicamente, con una data, quando arriverà un piano. Non un annuncio, un cronoprogramma: quanti alloggi, quali fondi, quali scadenze. È la differenza tra un ente che subisce il piano nazionale e uno che lo usa.

Forte e Cecchetto arrivano da mondi politici diversi, il che — va detto senza malizia — potrebbe essere un vantaggio: un tavolo che tenga insieme la Regione a trazione centrodestra e i sindaci di ogni colore, incluso quello di Vicenza, è esattamente ciò che serve per intercettare fondi assegnati per merito tecnico, non per appartenenza.

Il Pnrr vero ci ha insegnato una cosa, nel bene e nel male: i soldi ci sono quasi sempre. La differenza la fa chi arriva pronto quando si aprono i bandi. Ater Vicenza ha il problema già catalogato da anni — settecento indirizzi, duemila famiglie. Ora ha anche, per la prima volta, uno strumento nazionale pensato apposta per quello. Non resta che arrivare in tempo.

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