Il corvo a Palazzo Balbi

di Arrigo Abalti · Febbraio 25, 2026

Alla vigilia delle nomine dei DG della Sanità arriva una lettera anonima ai consiglieri

 

In Veneto, a pochi giorni della nomina dei nuovi direttori generali della sanità, è arrivata ai consiglieri regionali una lettera anonima. Toni allusivi, accuse di “poteri esterni”, inviti a tenere lontane le lobby. Un presunto ex – forse un quasi ottantenne – che mette in guardia contro decisioni già scritte. Nel frattempo il presidente della Regione va avanti: i nomi sono pronti, la partita si chiude entro pochi giorni.

Questo è il fatto.

Poi c’è il clima.

Perché una lettera anonima non cambia una nomina, ma racconta una paura. Non è la forza di chi decide, è l’inquietudine di chi teme di non decidere più. Quando il potere è saldo, si firma. Quando si sente scivolare, si suggerisce.

La sanità veneta non è nuova a tensioni e retroscena. È una macchina enorme, fatta di equilibri, professionalità, relazioni costruite in anni. Ogni cambio al vertice non è solo un avvicendamento amministrativo: è un trasloco di pesi, di influenze, di centralità. E ogni trasloco produce polvere.

Il corvo, in questa storia, è meno misterioso di quanto sembri. È il segnale di un sistema che avverte un cambiamento imminente e non si rassegna. La vecchia guardia non se ne va mai spontaneamente: resta nei corridoi, nelle memorie, nelle telefonate. Non urla. Allude.

Ma la politica, quella vera, non si fa per allusione. Si fa per decisione. E le decisioni – giuste o sbagliate – hanno una firma. L’anonimato, invece, è una forma di nostalgia: rimpiange un tempo in cui bastava una parola sussurrata per orientare una scelta.

Forse è questo il passaggio più interessante della vicenda. Non la lista dei direttori generali, non le accuse velate, ma il rumore che accompagna ogni fine stagione. Quando un sistema sente che il vento cambia, prova a trattenere le tende.

Il problema è che il vento, di solito, non legge le lettere anonime.

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