di Arrigo Abalti · Dicembre 18, 2025
Anziani e bambini al centro dell’agenda del Veneto
C’è un’idea di Veneto che somiglia a un orologio svizzero: preciso, instancabile, programmato per non perdere mai un secondo nella corsa alla produzione. Eppure, a guardare bene tra gli ingranaggi dell’ultimo rapporto sul welfare della CGIL, si scopre che in questo meccanismo perfetto manca un po’ d’olio, quello che serve a far scorrere la vita di chi non può correre: i bambini che aspettano un asilo e gli anziani che aspettano una visita.
Alberto Stefani e la sua squadra si trovano oggi tra le mani una regione che è un gioiello, ma con qualche graffio profondo sulla carrozzeria sociale. In campagna elettorale si era parlato di un “nuovo corso”, di una politica che tornasse a farsi prossima, quasi a voler rammendare quel tessuto di solitudini — quel 14% di persone sole — che le statistiche ci restituiscono con la freddezza di una sentenza. È una sfida che non ammette polemiche, perché su certi temi non ci si divide tra schieramenti, ma tra chi vede il bisogno e chi si gira dall’altra parte.
Il punto non è più solo quanto PIL si produce tra le nebbie della pianura, ma quanta serenità si riesce a garantire dentro le mura di casa. Separare il sociale dalla sanità è stato un primo segnale, un modo per dire che le persone non sono solo “pazienti”, ma storie che hanno bisogno di ascolto, di nidi dove crescere e di luoghi dove invecchiare con dignità, di un modello nuovo e soprattutto aggiornato di welfare.
Il corso appena iniziato del Veneto ha un’occasione d’oro: dimostrare che la modernità non deve per forza fare rima con solitudine. Non c’è più tempo per i rinvii, e chi guida oggi la Regione lo sa bene. La speranza è che quegli appunti presi tra la gente diventino presto mattoni per nuovi asili e abbracci per chi è rimasto solo. Perché una locomotiva è tale solo se riesce a portare tutto il treno a destinazione, compreso l’ultimo vagone, quello dove siedono i sogni dei più piccoli e i ricordi dei più grandi.



