di Arrigo Abalti · Maggio 10, 2025
Entro fine maggio liste d’attesa in chiaro. Basterà un clic
La scelta è netta, e non lascia margini di interpretazione ai governatori regionali: il Ministro della Salute Orazio Schillaci con la nuova Piattaforma nazionale sulle liste d’attesa ha deciso di rendere pubblico l’elettrocardiogramma di un Servizio Sanitario Nazionale dai battiti irregolari. Entro fine maggio – questione di giorni, non di mesi – 60 milioni di italiani potranno scoprire con un clic quali sono le regioni dove un’ecografia viene garantita in 72 ore e quelle dove si attende fino a 197 giorni, come rivelano i dati Agenas dello scorso trimestre.
Non è un caso che l’operazione trasparenza arrivi proprio quando le casse dello Stato hanno destinato alla sanità 3,7 miliardi in più per il 2024 e 4,2 miliardi per il 2025. Cifre che portano il finanziamento complessivo del FSN a 134,4 miliardi per quest’anno, con un incremento del 2,8% rispetto al 2023. Di fronte a questi numeri, Palazzo Chigi pretende risultati visibili. E misurabilità è la parola d’ordine.
“Le regioni stanno caricando i dati sulla piattaforma mentre parliamo”, ha confidato ieri Schillaci a chi gli chiedeva dello stato dell’arte. Una sollecitudine inedita da parte delle amministrazioni regionali, che fino a poche settimane fa – quando la piattaforma era ancora un progetto sulla carta – avevano mostrato tutta la loro ritrosia a condividere quei numeri che ora, invece, verranno posti sotto gli occhi della pubblica opinione.
Ogni tentennamento sul tema dei poteri sostitutivi del ministero viene letto come un segnale inequivocabile: ci sono regioni che hanno ben poco da temere (la Lombardia con l’86% di prestazioni nei tempi, il Lazio salito al 96% sotto la gestione Rocca, il Veneto che si attesta all’81% ma con un preoccupante calo di 7 punti rispetto al 2022) e altre che invece con i loro tassi di inadempienza fino al 70% delle prestazioni stanno già fremendo. Non stupisce che nelle ultime riunioni tecniche i rappresentanti di alcune regioni meridionali – dove i tempi medi per una risonanza magnetica superano i 120 giorni contro i 45 del Nord – abbiano sollevato “questioni metodologiche” sulla raccolta dei dati.
La mossa del Ministro ha spiazzato la Conferenza delle Regioni. Nel corridoio che dal suo ufficio conduce alla sala stampa del Ministero, Schillaci ha confidato ad un collaboratore: “Non possiamo più permetterci che un cittadino di Bolzano abbia un’aspettativa di vita di quasi 84 anni mentre uno di Napoli si fermi a 79,8”. Un divario di 4,2 anni che rappresenta meglio di qualunque altro dato la frattura sanitaria del Paese.
L’abilità politica di Schillaci sta proprio nell’aver trasformato in opportunità quello che per le regioni era un rischio: con la pubblicazione dei dati, i governatori virtuosi avranno uno strumento formidabile per rivendicare l’efficacia della propria gestione, mentre quelli in difficoltà potranno finalmente ottenere un supporto strutturato dal governo centrale.
Non è un dettaglio che la premier Meloni abbia usato nell’ultimo question time il termine “responsabilità”, citando i 131 miliardi di euro stanziati nel 2023 per il Fondo Sanitario Nazionale. Lo ha fatto con un obiettivo politico chiaro: chiarire che se il governo mette i soldi, pretende anche che qualcuno risponda dei risultati.
Il “mese di tempo” concordato per proseguire il confronto tra ministero e regioni assomiglia sempre più ad un ultimatum. Gli sherpa di Palazzo Chigi e del Ministero della Salute stanno già preparando l’intelaiatura normativa per i poteri sostitutivi che, come ha spiegato Schillaci, “non significano commissariare, ma aiutare chi è in difficoltà”. Una distinzione sottile ma cruciale.
E mentre nelle stanze dell’opposizione si tenta di trasformare la questione in un attacco al governo (la Braga -PD – parla di “scaricabarile”), Schillaci prepara gli incontri bilaterali con ogni governatore. Una strategia che ricorda quella utilizzata durante la pandemia: dividere per governare meglio.
Sorprendente e significativo il silenzio della politica veneta sul tema: né dal presidente Luca Zaia né dall’assessore alla Sanità Manuela Lanzarin sono arrivate dichiarazioni sulla piattaforma nazionale. Un mutismo che potrebbe celare preoccupazione per i numeri in peggioramento della regione, storicamente considerata un modello sanitario, ma che ora vede il suo sistema “under stress” con un allungamento del 22% dei tempi d’attesa per diagnostica avanzata nell’ultimo anno.
La vera domanda è se la piattaforma nazionale riuscirà a stanare alcune pratiche “creative” delle regioni, come l’ormai celebre meccanismo dei “galleggiamenti” ampiamente utilizzato proprio in Veneto. Un gioco di prestigio amministrativo che mantiene migliaia di pazienti in un limbo kafkiano: né formalmente in lista d’attesa, né con un appuntamento fissato. Secondo dati riservati circolati nelle scorse settimane al ministero, sarebbero oltre 160.000 i veneti “galleggianti”, pazienti che dopo aver ricevuto la prescrizione vengono informati che “saranno richiamati” per fissare l’appuntamento. Un artificio contabile che non fa scattare il cronometro dei tempi d’attesa, permettendo alle statistiche ufficiali di apparire più rosee di quanto non siano nella realtà vissuta dai cittadini. Saprà la nuova piattaforma intercettare anche questi escamotage?
Dal prossimo mese, quando i dati saranno pubblici, cambierà anche la grammatica del dibattito politico sulla sanità: accanto ai numeri del PIL, dello spread e dell’inflazione, i giornali inizieranno a pubblicare anche quelli delle liste d’attesa, regione per regione. E a quel punto, per alcuni governatori, quella piattaforma apparirà come una TAC impietosa delle proprie inefficienze.



