di Redazione · Marzo 22, 2026
C’è un momento in cui fare sistema smette di essere uno slogan e diventa una necessità aritmetica. Quel momento, per la filiera lattiero-casearia veneta, sembra essere arrivato a Vedelago, nel cuore della Marca, dove Latterie Venete ha presentato l’accordo che ridisegna la sua struttura societaria e apre a una stagione nuova.
La sostanza dell’operazione è semplice nei numeri e complessa nella logica. Latterie Vicentine — cooperativa di Bressanvido con una leadership riconosciuta nell’Asiago Dop — acquisisce il 63% delle quote di Latterie Venete, finora controllata da Ca.Form. Il capitale restante resta in mano a Ca.Form e alla new entry Centro Veneto Formaggi. Il risultato è un polo che supera i 250 milioni di euro di giro d’affari, 350 dipendenti, 180 milioni di litri di latte lavorati. Non un’operazione finanziaria: una risposta strutturale a un mercato che non perdona chi resta piccolo.
Il Nordest caseario conosce bene la pressione. I costi di produzione crescono, il prezzo del latte crolla, i mercati internazionali premiano chi ha scala e chi ha identità. Asiago, Grana Padano, Montasio, Casatella Trevigiana: quattro Dop sotto lo stesso tetto è un catalogo che pochi in Italia possono vantare. La scommessa è trasformare questo patrimonio di denominazioni — spesso difeso con orgoglio campanilistico e valorizzato con timidezza commerciale — in una leva competitiva vera, con una rete presente in oltre 85 paesi.
Alessandro Mocellin, presidente di Latterie Vicentine, usa la parola giusta: valorizzare. Non solo produrre, non solo certificare. Valorizzare il latte dei soci significa chiudere il cerchio tra allevamento e mercato, togliere agli intermediari il potere di fissare i prezzi e restituirlo alla filiera. È un obiettivo che nel Nordest si insegue da decenni con risultati alterni. La differenza, questa volta, potrebbe essere la dimensione critica raggiunta.
Enrico Chiomento di Ca.Form mette a fuoco l’altro elemento decisivo: la visione industriale. Fare sistema non è un gesto solidaristico — è una scelta di competitività. Un polo da 350 dipendenti con una rete commerciale internazionale può reggere l’investimento in tecnologia, in logistica, in marketing che una singola cooperativa da 68 addetti non può permettersi. Gabriele Toniolo di Centro Veneto Formaggi aggiunge la stabilità del riferimento produttivo locale come incentivo anche per i fornitori di materia prima: chi alleva sa dove va il suo latte, e sa che non sparirà al primo ribasso stagionale.
Il vicesindaco di Vedelago Giorgio Marin ha detto che Latterie Venete non può che essere una notizia positiva per la città. Ha ragione, ma forse sottostima la portata. Non è solo una notizia per Vedelago. È una notizia per chiunque, nel Nordest, continui a credere che la manifattura e l’agroalimentare possano restare competitivi senza aggregarsi, senza scalare, senza smettere di fare i conti solo con il campanile accanto.
Il latte, alla fine, è sempre la stessa cosa. Cambia chi decide quanto vale.




