di Arrigo Abalti · Settembre 10, 2025
La lettera che Raffaele Zanon ha inviato a Giorgia Meloni è molto più di un appello interno: è un segnale politico. Non solo perché fotografa con lucidità la stanchezza che si respira nel Veneto dopo sedici anni di governo Zaia. Ma anche perché porta la firma di un uomo che ha attraversato, in prima persona, l’intera evoluzione della destra italiana.
Zanon è stato assessore regionale ai tempi di Giancarlo Galan, ha “bevuto l’acqua di Fiuggi” con Alleanza Nazionale, incendiario da giovane militante, riformista da adulto. È la naturale evoluzione di una generazione che, dalla svolta di Fiuggi in poi, ha provato a costruire un’idea di destra moderna, di governo, riformista. Oggi, con quella lettera, sembra voler passare il testimone a Fratelli d’Italia: “sta a voi dimostrare di essere all’altezza di quella promessa”. A chi non è del tutto chiaro, il messaggio è questo.
Il punto è che il Veneto è diventato il terreno simbolico della sfida tra Lega e FdI. La Lega non riesce a liberarsi dell’ombra di Zaia, e continua a cercare formule che gli permettano di restare in campo. Fratelli d’Italia, invece, rivendica il diritto di esprimere un proprio candidato, da primo partito della coalizione. Ma finora lo ha fatto più per logica aritmetica che per progetto politico.
La lettera di Zanon rompe questa inerzia: dice chiaramente che il rischio non è solo la confusione delle candidature, ma la perdita di contatto con il mondo produttivo veneto. Il blocco sociale su cui il centrodestra ha costruito il suo consenso: imprenditori, professionisti, partite IVA. Se questo mondo si sente tradito o ignorato, l’egemonia della coalizione diventa fragile.
In altre parole, Zanon ricorda a Meloni che non si governa per inerzia. “Di tattica si muore, di strategia lungimirante si prospera”: è la frase più politica della sua lettera, perché fotografa lo stato del centrodestra. Troppo ripiegato sui giochi di palazzo, troppo compiaciuto del passato, poco proiettato sul futuro.
Per questo la lettera vale più di una polemica interna. È un invito alla leader di FdI a prendersi sulle spalle non solo il candidato, ma il destino di un modello di destra riformista che il Veneto ha interpretato e che oggi rischia di appassire. Con un paradosso: la generazione di Fiuggi, che aveva aperto la strada, ora deve ricordare alla nuova generazione che senza idee, senza visione e senza riforme, non si vince.
Ecco la lettera di Raffaele Zanon
ti scrivo perchè respiro in Veneto un’aria di noia e stanchezza, di disincanto e sfiducia verso il centrodestra. Non è solo un’impressione passeggera ma una constatazione maturata in continui incontri sul territorio.
Nulla di nuovo. A furia di parlare del candidato alla Presidenza, della possibile lista dell’ex governatore incandidabile e dei giochi di palazzo e palazzetto, rischiamo di allontanare dalla politica una parte consistente del nostro elettorato: imprenditori, professionisti, partite iva, commercianti. Il mondo veneto della produzione e del lavoro e delle competenze.
Capisco le difficoltà di sostituire una personalità ingombrante come Luca Zaia ma certo a furia di indugiare senza costrutto su nomi e tattiche si rischia di perdere d’occhio il vero (e l’unico) obiettivo delle elezioni ovvero proporre un modello di Regione innovativo capace di affrontare le enormi e complesse sfide che ci attendono.
Dunque, anzichè continuare perseverare in un sterile (e non sempre giustificato) autocompiacimento sulle attività passate, è più che mai urgente immaginare e definire delle linee progettuali credibili e, possibilmente, vincenti per uscire dall’impasse attuale.
Piaccia o meno Luca Zaia consegna, dopo 16 anni di governo, una macchina usata e usurata che nell’ultimo mandato ha avuto luci e ombre in particolare sui temi della sanità e del sociale, delle Infrastrutture e del rapporto con i corpi sociali. Alla luce della mia esperienza pluridecennale di amministratore pubblico oltre che da dirigente di una associazione che rappresenta la manifattura e le piccole medie imprese, ti ribadisco che aprire ad una lista Zaia sarebbe un errore fatale. Al governatore uscente questo escamotage permetterebbe di perpetuare un sistema di potere ormai radicato che però, ripeto, nella sua ultima fase non ha prodotto né innovazione né risultati straordinari. Anzi.
Ecco perché mi unisco a tanti dirigenti che vedrebbero di buon grado un candidato alla presidenza di Fratelli d’Italia; un passaggio necessario poiché il primo Partito in Veneto non ha nulla da invidiare alla classe dirigente della Lega che certamente non vanta figure eccezionali o personaggi mirabolanti. Inoltre ritengo importante coinvolgere nelle liste regionali protagonisti autorevoli del Veneto imprenditoriale e delle competenze professionali.
Insomma, il Veneto può tranquillamente essere governato da FdI, a condizione che il suo gruppo dirigente abbia una chiara percezione della complessità amministrativa e una visione di lungo periodo sulle trasformazioni epocali in atto.
Ho vissuto e vivo anch’io le passioni della politica ma da Presidente di un’ associazione di categoria ti dico che il tempo delle tattiche e dei veti deve finire il prima possibile per garantire al candidato Presidente del governo Regionale del Veneto, chiunque esso sia, il tempo minimo per raggiungere ogni angolo della Regione e spiegare al mondo che produce cosa la Regione può fare di nuovo per aiutare gli imprenditori, difendere i nostri cluster e continuare a creare posti di lavoro e ricchezza. Di tattica si muore, di strategia lungimirante si prospera: spero che nel giro di pochi giorni si possa passare dalle proposte sui nomi alle proposte operative per un Veneto rinnovato e protagonista.
Con immutata stima e fiducia
Raffaele Zanon
Presidente Confimi Industria Padova Rovigo



