Il mosaico segreto del Veneto

di Arrigo Abalti · Settembre 9, 2025

I rumors sulle Regionali venete

 

Il mosaico veneto, quello che sembrava impossibile da comporre, adesso un disegno ce l’ha. Non ufficiale, naturalmente: in politica nulla lo è, finché non arriva la firma in calce. Ma il retroscena che rimbalza da Roma a Venezia, da Venezia a Verona, racconta di un accordo che tiene insieme tutti i pezzi, anche quelli più refrattari.

Il patto – chiamatelo così, con la maiuscola – prevederebbe tre mosse. La prima: la candidatura a presidente di Alberto Stefani, il giovane segretario veneto della Lega, il volto scelto per ereditare la stagione di Luca Zaia senza rinnegarla, ma allo stesso tempo per consegnarla alla nuova stagione meloniana. Stefani, dicono, è il nome che mette d’accordo Giorgia Meloni e Matteo Salvini: abbastanza leghista per non scontentare il Carroccio, abbastanza “istituzionale” per piacere a Fratelli d’Italia.

La seconda mossa si gioca sul campo di Venezia: Raffaele Speranzon, già uomo forte di FdI, verrebbe lanciato come candidato sindaco per contendere la città lagunare al centrosinistra. Una candidatura simbolica, perché se Venezia è il cuore internazionale del Veneto, avere un uomo della coalizione a Ca’ Farsetti significherebbe blindare la partita regionale.

E poi c’è la terza tessera, la più preziosa del mosaico: Luca Zaia. Non sarà più presidente, ma non resterà nemmeno spettatore. Per lui, l’accordo prevede la poltrona di ministro dello Sport, al posto di Andrea Abodi. Non una sostituzione traumatica, però, perché per Abodi sarebbe già pronto un nuovo incarico di prestigio. Zaia, così, avrebbe un futuro nazionale, Meloni incasserebbe un alleato dentro la squadra di governo, Salvini potrebbe rivendicare di aver tenuto la Regione in mani leghiste.

Il disegno è elegante: tre mosse per chiudere la partita senza spargimento di sangue interno. Ma, come in ogni mosaico, resta da capire se le tessere reggeranno all’umidità della politica. Perché i retroscenisti lo sanno: i mosaici più belli, a volte, sono anche i più fragili.

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