Il PFBA corre. I sindaci fanno riunioni

di Arrigo Abalti · Novembre 13, 2025

La molecola avanza verso i pozzi dell’Ovest Vicentino mentre la politica si rifugia nella prudenza. Nessun Comune trova il coraggio di denunciare e costituirsi contro i responsabili del problema: la storia della Miteni non ha insegnato nulla

 

Nel Vicentino Ovest l’inquinamento avanza, ma la politica muove il passo del minuetto. Il PFBA scorre sotto terra con la decisione di chi sa dove vuole andare. I sindaci, invece, si muovono come se fossero ospiti di una cena elegante: attenti a non rovesciare il bicchiere, a non dire una parola di troppo, a non disturbare nessuno.

Peccato che il bicchiere sia proprio quello dell’acqua che i cittadini bevono.

Dalle gallerie di Malo e Castelgomberto la molecola tossica viaggia leggera verso Isola, Trissino, Cornedo, Montecchio Maggiore, Sovizzo e Arzignano. E mentre si espande, i primi cittadini scelgono la via più comoda: quella della prudenza.

Una prudenza così eccessiva da diventare colpevole.

Ogni dichiarazione sembra partorita dopo due riunioni, tre consultazioni e quattro respiri profondi. “Stiamo monitorando”, “La situazione è sotto osservazione”, “Evitiamo allarmismi”. È il vocabolario perfetto quando non si vuole dire niente. Una lingua inventata per far sembrare il silenzio un atto di responsabilità.

Il problema, però, non è la mancanza di analisi. È la mancanza di coraggio.

I sindaci si comportano come se la verità fosse una bomba ad orologeria: più la tieni lontana, più credi di essere salvo. Ma funziona solo nei film. Nella vita reale, quando si aspetta troppo, la bomba scoppia e ti investe anche mentre fai finta di non guardare.

La prima scelta adulta sarebbe semplice e limpida come l’acqua che tutti vorrebbero bere: basterebbe una delibera di Giunta, non un atto di eroismo, per chiedere formalmente un intervento della Magistratura e scegliere di stare dalla parte di chi deve proteggere e garantire il proprio territorio e chi vi cammina sopra. Un gesto minimo, quasi banale. Eppure è proprio quel minimo che si continua a evitare, come se la popolazione potesse essere tranquillizzata con un comunicato invece che con una presa di posizione.

La memoria dei PFAS della Miteni è ancora lì, fresca come una ferita che non guarisce. Anche allora si parlò di prudenza, di limiti normativi, di controlli in corso. Anche allora si preferì la quiete apparente, i rinvii, alla scomodità della verità. E anche allora, quando la verità arrivò, arrivò tardi.

Il Vicentino non ha bisogno di sindaci equilibristi che camminano sul filo della comunicazione. Ha bisogno di sindaci che saltino giù dal filo e scelgano finalmente da che parte stare. Perché c’è una differenza enorme tra chi evita il rumore per paura, e chi fa rumore per proteggere.

E oggi la prudenza non è una virtù. È il nome elegante della resa.

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