I ragazzi che leggono più di noi, ma a cui manchiamo noi

di Redazione · Novembre 14, 2025

Numeri virtuosi, fragilità nascoste: l’Atlante di Save the Children racconta adolescenti curiosi ma senza abbastanza adulti attorno

 

Ci sono numeri che somigliano ai ragazzi: non stanno mai fermi. In Veneto, per esempio, gli adolescenti hanno un’abitudine sorprendente per l’epoca dei video da dieci secondi: leggono. Tanto. Il 63,4% apre libri che non sono compiti. E non si fermano lì: musei, mostre, perfino siti archeologici. Sono gli unici italiani che rischiano di inciampare non nel cordless, ma in un capitello romano.

Poi, però, quando c’è da entrare in un teatro o perdersi in un concerto, si ritirano come lumache al primo tuono. A teatro ci va uno su quattro, ai concerti un po’ di più. Forse perché in museo puoi vagare in silenzio; in platea, invece, devi condividere un’emozione. E condividere, a quell’età, è molto più difficile che capire cos’è un’anfora del IV secolo.

Il sorriso si incrina quando si passa alla salute mentale: meno della metà degli adolescenti italiani sta davvero bene. E in Veneto i posti in Neuropsichiatria dell’Infanzia sono quindici. Quindici. Appena abbastanza per una squadra di calcio, non per una generazione. Le strutture residenziali sono quattro, con quarantacinque posti: più che un sistema, un giro di roulette.

E qui torna utile Paolo Conte, che sembra averli descritti senza volerlo: «La gioventù è un difetto che si cura col tempo». Il punto è che oggi, per curarlo, il tempo non basta: servirebbero luoghi, mani, adulti che tengano.

Eppure questi ragazzi si ostinano a sorprendere. Solo il 9,3% non fa attività fisica; la dispersione implicita è tra le più basse d’Italia; e gli studenti stranieri sono più della media nazionale, anche se poi nei licei la loro presenza si dimezza come quei sogni che evaporano alla campanella dell’ultimo anno.

L’Atlante prova a dirci come stanno loro. Ma forse la domanda giusta è come stiamo noi nel proteggerli senza soffocarli. Perché sì, la gioventù “si cura col tempo”. Ma il tempo, senza qualcuno accanto, diventa soltanto un’attesa.

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