IL SECONDO ATTO

di Arrigo Abalti · Aprile 5, 2026

Joe Formaggio con Vannacci il suo nuovo partito sí, ma soprattutto il suo nuovo palcoscenico

 

Esiste una categoria di uomini politici che Stendhal avrebbe riconosciuto immediatamente: quelli per cui il potere non è uno strumento ma un organo vitale. Toglierlo equivale a un’amputazione. Joe Formaggio appartiene a questa categoria. Non è un ideologo. Non è un tattico. È un uomo di scena — nel senso nobile del termine: uno che sulla scena ci sa stare, che la riempie, che quando parla non lascia indifferenti.
Le elezioni regionali lo hanno messo fuori scena. Non dal partito, non dalla politica: dalla luce. E certi caratteri senza luce si spengono. Formaggio lo ha capito prima che lo capissero gli altri.
Allora arriva Vannacci. E qui sta il punto che le cronache non dicono: Formaggio non sceglie Futuro Nazionale perché crede nel progetto del generale — o almeno, non solo per questo. Lo sceglie perché Futuro Nazionale è abbastanza nuovo da offrirgli quello che i partiti maturi non offrono più: spazio. In FdI — il partito che ha vinto, che governa, che deve misurare le parole — Formaggio era diventato un ingombro affettuoso. Con Vannacci diventa una risorsa. Il primo colpo grosso in provincia di Vicenza, scrivono. Eccolo, il palcoscenico.
Talleyrand diceva che la carriera di un uomo politico è sempre la storia di ciò che non ha ottenuto. Formaggio ha sempre rovesciato quel teorema: la sua è stata la storia di ciò che ha ottenuto nonostante tutto. Nonostante le frasi imprudenti, nonostante le sospensioni, nonostante le polemiche. Ogni bufera era una rampa. La fisica del personaggio: più lo spingevi giù, più rimbalzava su.
Le elezioni regionali hanno rotto quella fisica. Non c’è stato scandalo da cavalcare: c’è stata solo la conta dei voti, e la conta non gli ha dato ragione. I mesi che sono seguiti — quelli in cui «è sparito dai radar», come scrivono pudicamente le cronache — sono i mesi di chi sa di valere ancora qualcosa ma non trova ancora dove dimostrarlo.
Vannacci è l’occasione che Formaggio si è andato a cercare. Come fanno tutti gli uomini che non si rassegnano. E la non rassegnazione, in fondo, è l’unica qualità politica che non si impara.
Il numero di telefono su quella locandina non è un manifesto ideologico. È qualcosa di più semplice e di più umano: è la firma di chi vuole ancora contare.
Di tutto il resto si occuperanno gli analisti.

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