IL TRIBUNALE DELLA PEDEMONTANA E LE SETTE BUGIE COMODE

di Arrigo Abalti · Aprile 6, 2026

Ostellari dice che non si toglierà niente a nessuno. Il testo del ddl dice ben altro. Mai sentito parlare di fact checking?

 

Esiste un genere letterario tutto italiano che si chiama intervista al sottosegretario sul provvedimento del suo ministero. Ne abbiamo letta una la settimana scorsa su un importante quotidiano veneto. Il genere ha regole precise: il provvedimento è storico, le critiche sono strumentali, i numeri sono dalla nostra parte, tutto andrà bene. Andrea Ostellari, sottosegretario alla Giustizia, ne è un maestro consumato. Peccato che esistano i documenti.
Andiamo per ordine.
Prima dichiarazione: «Il tribunale viene creato, non riaperto. Avrà un organico dedicato.»
Il testo del ddl, quello vero, quello depositato il 3 ottobre 2024 alla Camera dal ministro Nordio, dice una cosa diversa. La copertura dell’organico dei magistrati «avverrà mediante le ordinarie procedure di trasferimento». Non assunzioni straordinarie, non organico nuovo piovuto dal cielo. Trasferimenti. Da altri tribunali. Quegli stessi tribunali che Ostellari assicura non verranno depauperati. Il ddl aggiunge che «l’eventuale soprannumero nelle sedi interessate dalla riduzione delle piante organiche sarà riassorbito con le successive vacanze». Traduzione: qualcuno perderà magistrati, e dovrà aspettare che i posti si liberino per riaverli. Non è un organico dedicato. È un prelievo redistribuito.
Seconda dichiarazione: «Non si toglierà niente alle altre sedi.»
Bassanonet, che segue la vicenda da anni con puntiglio certosino, scrive nero su bianco: «L’istituzione del nuovo Tribunale di Bassano del Grappa avverrà a scapito delle risorse degli altri Tribunali, il cui circondario sarà modificato una volta approvata la legge». L’Associazione Nazionale Magistrati è più diretta: «ennesimo spreco di risorse per logiche di consenso clientelari». Magistratura Indipendente aggiunge che la riapertura «causerà ulteriori emorragie negli organici dei Tribunali e delle Procure limitrofi». Tre sigle diverse, tre giudizi identici. Ostellari non li cita. Preferisce citare i settanta sindaci favorevoli.
Terza dichiarazione: «Il consenso è praticamente unanime.»
Sessanta sindaci della provincia di Vicenza — sessanta, non una delegazione di minoranza — hanno scritto al ministro Nordio per definire «inutile» la riapertura. Gli Ordini degli avvocati di Vicenza, Padova e Treviso sono contrari. Il presidente della Corte d’Appello di Venezia è contrario. I sindaci di Padova e Vicenza sono contrari. Anche un consigliere leghista a Thiene ha votato un’interrogazione contro. Pierantonio Zanettin, capogruppo di Forza Italia in Commissione Giustizia al Senato — dunque un alleato di governo — ha detto che «il governo mi pare al momento molto vago su queste riaperture». Non è unanimità. È il contrario dell’unanimità.
Quarta dichiarazione: «Non ci sarà paralisi nelle sedi vicine.»
Il Tribunale di Belluno ha una scopertura effettiva del 49% destinata a raggiungere il 60% entro fine 2026. L’Unep di Padova è scoperto all’80%. L’Unep del Tribunale di Vicenza — quello che dovrebbe cedere personale a Bassano — ha scoperture già documentate. La Procura minorile di Venezia denuncia scoperture del 100%. In questo sistema, che già traballa, si inserisce un nuovo ufficio che ha bisogno di magistrati, funzionari, assistenti, cancellieri. La domanda logica è: da dove arrivano? La risposta onesta è: da qualcuno che ne ha già pochi.
Quinta dichiarazione: «Sette nuovi magistrati, venticinque nuove unità amministrative.»
Vero, ma parziale fino all’inganno. Quei sette magistrati e quelle venticinque unità coprono a malapena il fabbisogno minimo del nuovo tribunale. Non compensano i trasferimenti in uscita dalle sedi limitrofe. Non tappano i buchi esistenti. Il Tribunale di Bassano, secondo le stime più ottimistiche degli addetti ai lavori, potrà contare su una decina di magistrati effettivi — abbastanza per fare fatica a comporre i collegi, insufficienti per specializzarsi, insufficienti per reggere un carico di lavoro interprovinciale su 72 comuni.
Sesta dichiarazione: «Il territorio ha un PIL tra i più alti d’Europa.»
Questa è la più elegante. Il PIL della Pedemontana veneta è effettivamente elevato. Ma il PIL non produce magistrati, non finanzia cancellerie, non risolve le incompatibilità nei collegi. È un argomento di marketing territoriale presentato come argomento giuridico. Se il PIL fosse un criterio per l’allocazione della giustizia, Milano avrebbe il doppio dei giudici di Napoli e nessuno lo troverebbe scandaloso. La giustizia, fortunatamente, funziona su altri criteri — o dovrebbe.
Settima dichiarazione: «L’esame parlamentare proseguirà con serenità.»
La serenità di chi ha già deciso. Il ddl è del ministro Nordio — che è di Venezia, non di Bassano, ma lasciamo perdere le coincidenze geografiche. Il sottosegretario competente è Ostellari — che è di Bassano, e le coincidenze geografiche in questo caso non si possono ignorare. Lo stesso Ostellari che ha gestito il consenso, incontrato le categorie, organizzato il fronte favorevole, e ora commenta l’esame parlamentare «con serenità». Come commissario che corregge il proprio tema.
Il punto non è che il tribunale di Bassano sia una cattiva idea in assoluto. Può darsi che il territorio ne abbia bisogno. Può darsi che la prossimità giudiziaria abbia un valore reale per imprese e cittadini. Ma queste sono questioni che si discutono con i dati, non con le assicurazioni. E i dati — quelli del ddl, quelli dell’ANM, quelli degli Ordini degli avvocati, quelli della Procura minorile di Venezia, quelli del Tribunale di Belluno — raccontano una storia diversa da quella di Ostellari.
Kafka, che di tribunali se ne intendeva, scriveva che «nel tribunale si mente sempre». Lui parlava dei tribunali come istituzione. In questo caso parliamo di un tribunale come promessa. La differenza è sottile. L’effetto è lo stesso.

CONDIVIDI SU

[wpzoom_social_icons id="12577"]