Il tira a campare sui gettonisti

di Arrigo Abalti · Luglio 30, 2025

Il Presidente del Consiglio Comunale di Vicenza interviene e riapre il dibattito a 24 ore dallo stop ai medici “a gettone”

 

C’è qualcosa di profondamente sbagliato quando un’amministrazione pubblica si trova costretta a negoziare con chi dovrebbe servire il bene comune. E c’è qualcosa di ancora più sbagliato quando questa stessa amministrazione, davanti al ricatto, decide di cedere. È quello che sta accadendo a Vicenza, il presidente del consiglio comunale sembra vacillare di fronte alle proteste dei medici “a gettone” ed esprime la sua preoccupazione, da medico e da politico di area dem, al punto da ipotizzare un “tiriamo a campare” con i gettonisti perchè altrimenti si rischia la paralisi e gli effetti, oltre che sul sistema, saranno sui pazienti. E la dead line del 31 luglio, per decreto, è domani.

Tuttavia la questione è semplice quanto cristallina: piegarsi alla logica dei gettonisti significa perdere la battaglia ancora prima di iniziarla. Non si tratta di una questione tecnica o di una disputa sindacale. E neppure di seguire la retorica del “bene del paziente”. Si tratta di stabilire chi governa la sanità pubblica: se l’interesse generale o quello particolare di una categoria che ha trasformato l’emergenza in rendita.

Assecondare la linea dei gettonisti è la sconfitta delle politiche sanitarie. È l’ammissione che il sistema pubblico non è in grado di funzionare senza sottostare ai capricci di chi ha fatto del pronto soccorso un bancomat personale. È la resa incondizionata davanti a chi ha mercificato la sofferenza altrui. Il governo ha fatto bene a interrompere questa pratica scellerata. Ha avuto il coraggio di dire quello che tutti sapevano ma nessuno osava pronunciare: che il sistema dei medici a gettone era diventato un cancro che divorava risorse senza garantire né qualità né continuità assistenziale. Un meccanismo perverso che premiava l’improvvisazione e penalizzava chi credeva ancora nel servizio pubblico. 

E poi ci sono le responsabilità, che, nel nostro caso,  stanno tutte in capo all’assessore regionale alla sanità, Manuela Lanzarin. È lei che non ha messo a terra soluzioni vere. È lei che ha lasciato che si arrivasse alla dead line senza programmazione e senza alternative credibili. È lei che ha preferito la gestione dell’emergenza alla costruzione di un sistema sostenibile.

Perché questa è la verità che nessuno vuole dire: dietro ogni “emergenza” sanitaria c’è sempre qualcuno che dall’emergenza ci ha guadagnato. E dietro ogni soluzione rimandata c’è sempre qualcuno che dal rinvio trae beneficio. L’assessore alla sanità ha avuto anni per costruire alternative. Ha avuto risorse, competenze, strumenti. E invece cosa ha fatto? Ha lasciato che il sistema galleggiasse sul tirem innanz, che i pronto soccorso diventassero terra di conquista per i mercenari della medicina, che la spesa sanitaria lievitasse senza controllo.

Ora che il gioco è finito, ora che il ministro Schillaci ha avuto il coraggio di dire basta, ecco che arrivano le proteste, le preoccupazioni, tutto l’armadio retorico del bene del cittadino. Ma la politica vera, quella che merita questo nome, non si fa intimidire dai ricatti. Non negozia con chi ha trasformato il diritto alla salute in un privilegio a pagamento. Se davvero si vogliono evitare  “gravi difficoltà” per il sistema sanitario vicentino, come dichiara un preoccupato chirurgo e Presidente del consiglio comunale Zaramella, bisogna trovare soluzioni stabili, e qualcuno lo deve fare. La responsabilità di questo pasticcio non è di chi ha fermato lo scandalo dei gettonisti. È di chi, potendo e dovendo costruire alternative, ha preferito il quieto vivere dell’emergenza permanente. La proroga dei gettonisti sarà un’altra emergenza sull’emergenza, e il decreto la consente, ma si potrà arrivare al 31 dicembre. E poi? L’ex sindaco Francesco Rucco aveva lanciato un’idea qualche settimana fa, una gara per affidare i servizi in sofferenza alla sanità privata. L’unica risposta è arrivata da Gabriele Tasso di Forza Italia. Non ha parlato nessuno del Centrosinistra – neanche Zaramella – presumibilmente perchè sulla sanità privata c’è la fatwa dem, specialmente quando governa il centrodestra, poi fanno finta, e soprattutto non ha parlato l’assessore regionale leghista Lanzarin, troppo impegnata a fare sopralluoghi nei cantieri degli ospedali vicentini, talmente impegnata che si “dimentica” di avvisare i consiglieri del suo partito.

La sanità pubblica si salva con i concorsi, con le gare, con le assunzioni, con la programmazione. Non con i gettoni, non con i ricatti, non con la resa alle corporazioni. Chi non l’ha capito, dopo anni di sprechi e fallimenti, probabilmente verrà giudicato dagli elettori tra qualche mese, o forse no perchè saranno talmente delusi da starsene a casa.

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