di Redazione · Novembre 8, 2025
L’illusione del Veneto efficiente
Sempre più veneti scelgono di curarsi in Emilia‑Romagna. Non è solo una questione di ospedali, ma di fiducia: il bene più raro della sanità pubblica.
Ci sono treni che non fanno rumore. Non partono in orario, non compaiono negli orari ufficiali. Sono i treni invisibili dei pazienti che ogni giorno lasciano il Veneto per curarsi in Emilia‑Romagna. Nessuna grande fanfara, solo valigie leggere, cartelle cliniche piegate e quell’impercettibile silenzio di chi ha cercato altrove la risposta che non ha trovato ‘a casa’.
Nel 2022 la mobilità sanitaria interregionale ha superato i 5 miliardi di euro. Secondo la Fondazione GIMBE, le tre regioni Lombardia, Emilia‑Romagna e Veneto raccolgono il 94,1% del saldo attivo nazionale. L’Emilia‑Romagna guida con il 17,1% dei pazienti che arrivano da fuori regione, il Veneto segue con il 10,7%. Ma la Regione del Veneto registra un incremento del saldo passivo — cioè di cittadini che si curano altrove — stimato in circa 40 milioni di euro tra il 2019 e il 2023.
Il Veneto resta una sanità di pregio, ma questi numeri mostrano che non basta più essere buoni: bisogna essere percepiti come tali. Ecco il punto politico: a poche settimane dalle elezioni regionali fissate per la fine di novembre, la fuga dei pazienti non è un dettaglio tecnico, ma un segnale politico. Chi governa la sanità in Veneto non può ignorare che la fiducia è il primo farmaco da somministrare.
L’Emilia‑Romagna ha fatto della mobilità sanitaria una bandiera: non solo attrae pazienti, ma comunica che “qui sei al sicuro, qui sei considerato”. Il Veneto non può limitarsi a rispondere con i numeri degli ospedali, deve rispondere a questa percezione. Chi oggi governa, o ambisce a governare, deve capire che la sanità non è solo bilanci, ma relazione, fiducia, ascolto. Perché quando un paziente prende un treno per Bologna, sta già votando con i piedi.
La sanità sarà uno dei veri temi dell’agenda elettorale di questo novembre. Non solo per le liste e i candidati, ma per l’intero sistema Veneto, chiamato a rinnovare il proprio patto con i cittadini. Servono più medici, ma anche più empatia. Più risorse, ma anche più verità.
Quel treno che parte silenzioso dal Veneto verso l’Emilia‑Romagna non è un incidente di percorso. È un segnale. E chi governa una regione ambiziosa come il Veneto deve rispondere a una sola domanda: “Perché sei andato via?” E non basterà dire che si sta migliorando. Bisognerà dimostrarlo — e farlo prima del voto.
“Il treno dei desideri nei miei pensieri all’incontrario va.”
Paolo Conte, *Azzurro*




