Jack e il fagiolo magico

di Arrigo Abalti · Marzo 23, 2025

Un nuovo paradigma di sviluppo del commercio per uscire dalla Grande Bruttezza

 

Nel dialogo sul futuro commerciale di Vicenza, è facile scivolare negli estremi: da un lato addossare tutte le colpe all’amministrazione Possamai, dall’altro rifugiarsi nella nostalgia di tempi che non torneranno. La verità, come spesso accade, si colloca in una zona più sfumata.

Certamente, il sindaco Jack ha di fronte una sfida epocale che non può affrontare con la bacchetta magica. La crisi del commercio cittadino non è nata con la sua amministrazione, ma è il risultato di trasformazioni profonde nei modelli di consumo, accelerate dalla digitalizzazione e dalla pandemia. Pretendere soluzioni istantanee sarebbe irrealistico.

Allo stesso tempo, i commercianti non possono limitarsi alla sola azione sindacale di protesta o a rimpiangere i “bei tempi andati”. Una rinfrescata di idee e un reload farebbe bene anche a loro che lo chiedono sempre alla politica. Le lamentele, per quanto legittime, non riempiono i negozi. Serve una disponibilità al cambiamento e all’innovazione che non sempre emerge dal tessuto commerciale vicentino.

Il modello delle grandi mostre di Goldin, sebbene abbia portato aumenti dei fatturati ai negozi del centro e flussi turistici, ha dimostrato i suoi limiti: costi elevati per le casse comunali e benefici concentrati in brevi periodi, senza costruire un’economia sostenibile nel lungo termine. È stato un fagiolo magico che ha fatto crescere una pianta effimera.

Ciò che andrebbe ricercato è una visione condivisa della Vicenza commerciale del futuro. Soprattutto di un centro storico che é un salotto straordinario ricco di storia e cultura in cui passeggiare é ancora un piacere per gli occhi immersi nella bellezza. Ma quando i nostri occhi si abbassano vediamo negozi chiusi o negozi brutti, vetrine di catene multinazionali hard discount e insieme agli occhi si abbassa un modo inaccettabile il livello di bellezza. È il contrasto é un colpo allo stomaco. Quindi da dove bisogna partire? Serve un’idea di città che integri commercio tradizionale, qualità dell’offerta, cultura, tradizione e specificità locale, digitalizzazione e qualità della vita in un progetto coerente capace di attrarre visitatori e consumatori durante tutto l’anno, non solo in occasione di eventi speciali. Quello che gli esperti chiamano brand e i politici usano come mantra, ma che al momento resta uno slogan.

Il vero fagiolo magico per Vicenza non è un singolo evento o una misura isolata, ma un nuovo paradigma di sviluppo economico urbano. Un modello che ripensi la città non come semplice contenitore di negozi, ma come ecosistema integrato dove commercio, cultura, servizi e qualità della vita si alimentano reciprocamente. Questo fagiolo rappresenta la capacità di immaginare un’economia cittadina che non insegua modelli superati, ma crei nuove sinergie tra tradizione e innovazione. Anzi a sua volta inventa un nuovo modello cucito su misura per la nostra città, che ha peculiarità uniche e non ripetibili.

La sfida richiede un tavolo di lavoro realmente operativo, dove amministrazione e commercianti superino le reciproche diffidenze per co-progettare il futuro: percorsi commerciali tematici, integrazione tra presenza fisica e digitale, eventi diffusi piuttosto che concentrati, formazione per i commercianti sulle nuove tecnologie, agevolazioni fiscali mirate ma condizionate all’innovazione.

Il fagiolo magico che farà crescere la nuova Vicenza non cadrà dal cielo, né nascerà da un’ordinanza comunale o da una protesta dei commercianti. Germoglierà solo dal terreno fertile di una collaborazione autentica tra tutti gli attori della città, orientata non a difendere posizioni acquisite, o a vagheggiare un passato che non torna,  ma a costruire insieme una visione di sviluppo sostenibile e duratura.​​​​​​​​​​​​​​​​

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