La rivoluzione silenziosa di Stefani: così la Lega cambia pelle senza clamore

di Arrigo Abalti · Marzo 24, 2025

Il 29 marzo a Padova si consuma un passaggio storico che chiude l’era delle urla e del regionalismo di maniera e apre quella della riforma: Stefani sposta il baricentro della Lega con la pazienza dei democristiani e la visione dei riformatori

 

Come direbbe Manzoni, vi sono momenti in cui un uomo può diventare “un seme di provvidenza” nel cuore di un’istituzione ormai cristallizzata. Alberto Stefani sembra incarnare questa figura nella Lega, non con gesti clamorosi, quelli non li abbiamo mai visti, ma con la determinazione di chi vuole riscrivere la sostanza prima ancora della forma.
La sua mozione, approvata a Padova con un’unanimità che sa di passaggio epocale, è qualcosa di più di un documento: è un manifesto generazionale, un’operazione chirurgica degna dei migliori manuali democristiani.

Laddove Bossi urlava e Zaia costruiva brand personali, Stefani agisce con la pazienza di un vecchio leader doroteo. Niente strappi, niente fratture. Solo un lento e inesorabile spostamento del baricentro, come un corso d’acqua che cambia alveo: inavvertibile ma definitivo.

È la fine di un’epoca, anzi di due: quella del leghismo di pancia e quella del localismo autoreferenziale. E il Veneto, ancora una volta, si conferma laboratorio politico nazionale, terra di mediazioni sottili e di rivoluzioni silenziose.

Stefani non agita slogan, non grida “prima i nostri”. Propone invece un pensiero riformatore, che guarda all’efficienza come strumento per una nuova idea di comunità. La sua battaglia, come nei migliori passaggi dei Promessi Sposi, è quella di chi vuole ricondurre l’istituzione a una dimensione di responsabilità, depurandola dalle incrostazioni del tempo. Non distruggere, ma ricostruire. Non comandare, ma guidare.

Nel teatro consunto della politica leghista, Stefani è un riformatore che non cerca riflettori, ma risultati.
A Padova apre una nuova fase. Adesso resta da capire se avrà la forza – e la pazienza – di portarla fino in fondo. Intanto sabato va in scena la sua rivoluzione silenziosa, ha convinto la retroguardia nostalgica, gli amministratori e il soviet di Palazzo Balbi, e da domenica andrà a sminare la rivolta lombarda.
Troncare e sopire.

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