La cura che paga poco

di Arrigo Abalti · Agosto 31, 2025

Curano più degli altri, si ammalano meno, eppure guadagnano meno della media nazionale. La sanità del Veneto funziona a logica… rovesciata

 

In Veneto gli infermieri guadagnano meno della media nazionale: 31.600 euro lordi all’anno contro i 32.400 dell’Italia e i quasi 37.000 del Trentino. Eppure fanno meno assenze di tutti.

Il paradosso è servito: chi regge ospedali e reparti con più dedizione riceve meno riconoscimento. Non dalla Regione, non dalla busta paga, ma soltanto dalla propria coscienza professionale. È un po’ come se al San Bortolo di Vicenza o negli ospedali di Bassano, Santorso e Noventa si chiedesse agli infermieri di essere presenti sempre, senza ammalarsi mai, e in cambio si offrisse la medaglia invisibile della “vocazione”.

Il rapporto tra medici e infermieri nella nostra regione è tra i più alti d’Italia: sulla carta un sistema che dovrebbe funzionare meglio, con più mani e più tempo da dedicare ai pazienti. Ma la realtà dice altro: stipendi bassi, carichi di lavoro crescenti, e la tentazione di migrare verso il privato o verso regioni che riconoscono di più chi lavora in corsia.

A Vicenza, come a Padova o Verona, gli infermieri sono la colonna silenziosa di una sanità che spesso finisce in cronaca solo per le liste d’attesa o i bilanci. Ma dietro quei numeri ci sono donne e uomini che timbrano il cartellino senza far rumore, che si assentano meno di chiunque altro e che, nonostante tutto, continuano a esserci.

Non sarebbe logico premiare chi è più presente, chi manda avanti un sistema che altrimenti si incepperebbe? Logico sì, ma in questo strano Paese è spesso assente. Più di un infermiere veneto.

In Veneto siamo maestri nell’arte del risparmio: un tempo si metteva da parte ogni centesimo nel salvadanaio di terracotta. Oggi lo si fa sugli stipendi di chi ti salva la vita.

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