Vicenza chiama il 118, ma per insultarlo

di Arrigo Abalti · Agosto 29, 2025

La settimana scorsa,  la violenza al Pronto Soccorso del San Bortolo, ora insulti e minacce agli operatori del 118. Medici e infermieri finiscono sempre nel mirino: non per colpa loro, ma di un sistema che li lascia soli davanti alla rabbia

 

Vicenza non ha più pazienza.

Una settimana fa al San Bortolo l’aggressione in Pronto Soccorso, ieri gli insulti e le minacce agli operatori del 118 in via Cappellari. Non è più cronaca: è un bollettino di guerra quotidiano, con medici e infermieri trasformati da salvatori in bersagli.

La rabbia dei cittadini, alimentata da attese infinite e da un sistema in affanno, non se la prende con chi taglia i fondi o con chi governa la sanità, ma con chi la sanità la tiene in piedi a mani nude. Perché è più facile urlare contro chi hai davanti, che pretendere risposte da chi decide da lontano.

I camici bianchi pagano per tutti: per i turni scoperti, per le barelle nei corridoi, per i bilanci svuotati e per una politica che si ricorda della sanità solo in campagna elettorale. Così, in un’Italia che li applaudiva dai balconi durante il Covid, oggi li ritroviamo insultati dietro a un bancone.

In un Paese che applaude i medici sui balconi e li insulta in corsia, la pandemia non è mai finita: ha solo cambiato paziente.

P. S.

Consiglio non richiesto all’assessore regionale alla Sanità, Manuela Lanzarin: visto che è già in campagna elettorale per tornare per la terza volta a Venezia, si apra un desk in ogni Pronto Soccorso a stia lì una mattina alla settimana, sarebbe un bel bagno di realtà lontano dai velluti di Palazzo Balbi.

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