di Arrigo Abalti · Ottobre 13, 2024
Un consiglio comunale che sembrava – nella gestualità degli astanti – una seduta a Camere riunite per l’elezione del Presidente della Repubblica, poi guardi bene e vedi che, invece, si tratta dell’elezione dei Consigli di Quartiere, che da oggi saranno scelti dal Consiglio Comunale, ossia dalla maggioranza e dalla minoranza che siedono sui banchi della Sala Bernarda.
Addio quindi ad ogni ipotesi di democrazia diretta con un suffragio popolare dove ci si sceglie i propri rappresentanti con un’elezione vera e propria, i gloriosi Consigli di Circoscrizione, che furono qualche decennio fa, una palestra per generazioni di amministratori cittadini, furono in realtà archiviati dal Consiglio Comunale alla guida di un Enrico Hullweck da semestre bianco perchè si avvicinava la fine del suo secondo mandato, e mai più ripresi nell’agenda politica nè di Achille Variati e neppure di Francesco Rucco, ma adesso riappaiono in versione smart.
In pratica il solito copione che ritorna e che evidenzia l’idea di democrazia e l’idea della politica che si è insinuata nella classe dirigente che ci amministra. Una volta ottenuta la fiducia degli elettori si predica la rappresentanza e la partecipazione, ma in pratica ci si inventa un contenitore in cui piazzare sostenitori, militanti e tifosi. Insomma la politica sacrificata nel nome della logica della curva sud. Con l’obiettivo non dichiarato, ma che poi è quello vero, di militarizzare i quartieri con logica da okkupazione quasi sovietica.
Poi ci si lamenta perchè la gente non va a votare, ma se questo è l’uso che si fa della fiducia popolare, diventa più che comprensibile la sfiducia diffusa, e quando, tra poco, i cittadini dei quartieri si vedranno arrivare le terze file del Centrosinistra a fare la copia cinese e in miniatura del Consiglio Comunale, il teorema sarà compiuto.
Con l’illusione ottica della demokrazia, quella con la kappa. O forse è solo un’altra versione di Cetto Laqualunque.



