La favola del tecnico

di Arrigo Abalti · Dicembre 8, 2025

L’ultima trovata del valzer pre giunta

 

In Veneto la leggenda del “tecnico alla Sanità” è diventata la nuova favola della buonanotte: la raccontano a ogni maggioranza, ma ormai non ci crede più nemmeno il tavolo delle trattative. Chi finge di prenderla sul serio sa benissimo che non è una rivoluzione, è un escamotage per tenere il giocattolo ben saldo nelle mani della Lega e dare continuità a 15 anni di monopolio sul settore più importante del Veneto, mentre Fratelli d’Italia sembra far finta di niente e concentrata su deleghe meno esplosive e sull’obiettivo ad excludendum.

Affidare a un “tecnico” l’assessorato che governa l’84% del bilancio regionale è come dire che l’oste non ha alcuna preferenza sul vino da servire, purché la cantina resti di sua proprietà. Il tecnico, per definizione, risponde a chi lo nomina, e chi lo nomina è il presidente leghista: cambiano i camici, non il colore politico delle cartelle cliniche. Spacciarlo per gesto di apertura istituzionale è un modo elegante per non pronunciare la frase proibita: “La Sanità non si tocca”.

Nel frattempo Fratelli d’Italia recita la parte del partner comprensivo, quello che “non fa questioni di poltrone”. Il partito che a Roma ruggisce contro i tecnici, a Venezia sembra pronto a firmare la cambiale: basta che la Lega chiami “scelta di competenza” quello che in realtà è un comodato d’uso del potere sanitario. Il risultato è un capolavoro di cerchiobottismo: la base chiede di cambiare tutto, la giunta promette di non cambiare niente, ma con più conferenze stampa.

La vera perla, però, è il trattamento riservato a Rucco e Giacinti, i due più votati di FdI in regione che rischiano di restare fuori dalla giunta, non per demerito, ma proprio perché hanno battuto i favoriti Berlato e Soranzo. Nel partito del merito arrivare primi non è un merito, altrimenti entrano Berlato a Vicenza e Soranzo a Padova. Meglio lasciare gli assessori a Belluno, Rovigo, Treviso. Ovvio.

È l’epilogo kafkiano di una strana destra veneta che si autoproclama “partito del merito” e poi scopre che il merito è bellissimo, purché non disturbi gli equilibri interni. Invece di premiare chi ha portato più consensi, la soluzione è promuovere chi ne ha presi meno o, meglio ancora, chi garantisce che in Consiglio non subentrino gli sconfitti eccellenti.

Così, mentre il centrosinistra osserva perplesso, la maggioranza di governo assembla una giunta con i meriti al contrario, poichè sembra che la linea politica si fondi su chi è il primo dei non eletti e scatterebbe con la promozione. La Sanità resta formalmente al “tecnico”, quindi alla Lega; Fratelli d’Italia rinuncia ai suoi primi della classe in nome della pace interna; e agli elettori resta la sensazione di aver partecipato a un grande esperimento di democrazia partecipata in cui l’unica cosa davvero decisiva era non disturbare i manovratori. In Veneto, più che il governo del cambiamento, è il cambiamento del governo… purché nessuno cambi davvero posto.

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