di Arrigo Abalti · Dicembre 12, 2025
La mappa della nuova governance a Venezia prende forma
C’è un momento, nella politica veneta, in cui i rumors smettono di essere pettegolezzi e diventano una cartina di tornasole. È quando cominciano a incastrarsi tra loro. Non uno, ma tre. Non una voce isolata, ma un disegno che prende forma. E allora il Risiko non è più un gioco da tavolo, ma una mappa del potere.
La voce che gira con maggiore insistenza è quella che fa più rumore proprio perché riguarda la delega che pesa di più: la sanità. Secondo il brusio dei corridoi, Fratelli d’Italia avrebbe già messo in conto di rinunciarvi. Non una sconfitta plateale, piuttosto una resa silenziosa, compensata dalla certezza – questa sì, scolpita prima delle urne – di portare a casa cinque assessori. Il numero prima del contenuto. La quantità prima della qualità. Come se il messaggio fosse: governare sì, decidere meno.
La vera novità, però, starebbe dall’altra parte del tavolo. Stefani, dicono, sarebbe pronto a sacrificare uno dei quattro assessorati leghisti per fare spazio a un tecnico di sua fiducia alla guida della sanità. Un gesto che, raccontato così, sembra nobile: la competenza prima della bandiera. Ma la politica, si sa, non vive di buone intenzioni bensì di saldi finali. E il saldo, se i conti tornassero, sarebbe curioso.
Fratelli d’Italia, in questa partita, perderebbe due caselle pesanti: la presidenza del Consiglio regionale, che va a Zaia, e l’assessorato alla sanità, che svanirebbe come una promessa di mezza estate. La Lega, dal canto suo, non ne uscirebbe trionfante: un tecnico alla sanità, un assessore esterno come Massimo Bitonci e soltanto due assessori scelti tra gli eletti. Un partito che vince ma governa con moderazione, come chi teme di rompere qualcosa maneggiando troppi poteri.
E poi c’è l’ultima tessera, quella che sembra già incastrata senza bisogno di forzature: il sottosegretariato alla Presidenza per Elisa De Berti, l’ultima trovata per aggiungere peso specifico all’ecosistema del Carroccio uscente. Dato quasi per scontato, come certi passaggi di carriera che non fanno più notizia proprio perché attesi. Un altro punto a favore della Lega, che rafforza l’idea di una trattativa condotta con calma, mentre l’alleato guarda l’orologio.
Forse sono solo voci. Forse è il solito teatro pre-giunta, dove tutti fingono di non sapere e qualcuno sa già tutto. Ma quando i rumors cominciano a disegnare una geometria coerente, vale la pena fermarsi un attimo. Perché il Risiko, quando prende forma, non racconta chi ha vinto le elezioni. Racconta chi sta davvero governando la partita.



